Il Canada di Trudeau all’avanguardia: legalizzare la cannabis

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Ok persino dalla Polizia: così potremmo utilizzare meglio i soldi per la sicurezza

Il cammino del Canada per giungere alla piena legalizzazione della vendita ed uso di marijuana a scopo ricreativo dopo un bando secolare non è iniziato oggi nella capitale, Ottawa.

Per trovare le origini di questo percorso, dobbiamo andare ad ovest, a Kelowna, sul lago Okanagan, in British Columbia, e tornare indietro di quattro anni.

Era il 2013, e Justin Trudeau era stato appena eletto in Parlamento: per tutti era ancora “il figlio di Pierre-Elliott”, l’amato ex Primo Ministro.

Justin, capello lungo, riccio e spettinato, polo viola con un bottone allacciato e due aperti, stava tenendo un breve intervento “politico” quando da lontano ha visto un ragazzo con un cartello che chiedeva di depenalizzare il possesso di cannabis.

Interruppe il comizio, e disse teatralmente: “Vedo un amico che manifesta per la depenalizzazione. Non sono d’accordo”. Attimi di sconcerto, visto che lo stesso Trudeau aveva candidamente ammesso di averne fatto uso, seppure occasionalmente, poi l’attuale Primo Ministro canadese proseguì tra gli applausi: “Voglio fare di più. Legalizzarla in tutto il paese”.

Poi gli anni sono passati, e Trudeau Jr. ha vinto le primarie dei Liberal candidandosi alla guida del paese per sottrarre il governo ai conservatori. In campagna elettorale, aveva promesso di presentare una legge per legalizzare l’uso ricreativo di marijuana, ricordando che sarebbe un modo per fare sì che la criminalità organizzata venga estromessa da questo business ed al contempo per regolamentarlo in modo che i giovani e giovanissimi non possano acquistarne.

Vinte le elezioni, sta rispettando la promessa: oggi viene presentato il progetto di legge, con l’obiettivo di arrivare a una piena regolamentazione entro il Canada Day del 2018 (1 luglio). Se sarà approvata, il Canada diventerà il secondo paese al mondo con una legislazione di questo tipo, attualmente in vigore solo in Uruguay.

Il presupposto della legge canadese, evidente anche in Italia ma che qui fatichiamo ancora ad accettare, è che le leggi antidroga correnti hanno fallito, sia in termini di lotta al crimine che di contrasto alla diffusione delle sostanze.

Secondo i vertici della Polizia canadese, favorevoli alla legalizzazione, bisogna smettere di sprecare tempo e risorse per contrastare il fenomeno, mentre si potrebbero utilizzare per reali politiche di sicurezza.

La stima dei canadesi che utilizzeranno cannabis nel 2018 è di circa 4,5 milioni, su un totale di oltre 35 milioni di abitanti.
Il guadagno per lo Stato è stimato tra i 4,2 ed i 6,2 miliardi di dollari.
In pratica, un gioco in cui tutti guadagnano e nessuno perde: si indebolisce il potere delle organizzazioni criminali, si assicura un sistema legale e riservato agli adulti per acquistare marijuana, lo Stato guadagna somme altissime e può destinare le proprie forze di sicurezza a compiti ben più importanti che rincorrere i consumatori.

Secondo quanto ipotizzato, ogni canadese potrà coltivare fino a quattro piante a casa per uso personale, con un possesso legittimo “per uso personale” arriva a 30 grammi.

La strada per la legalizzazione non è certo priva di ostacoli, però: come riportato dal “The Globe and Mail”, innanzitutto si cercano nuovi sistemi per rilevare le condizioni di chi è al volante, in modo da punire duramente chi si metta alla guida dopo avere fumato marijuana, ed i conservatori sono disposti ad agevolare il via libera nei tempi sperati da Trudeau (1 luglio 2018) solo se si trova un sistema scientifico di rilevazione adeguato.

Inoltre, bisognerà trovare l’accordo con le Province (in pratica, gli Stati federati) per la divisione dei proventi e per le campagne destinate ai più giovani per avvisarli sui rischi per chi fuma.

Si teme infine che gli Stati Uniti di Trump, già tutt’altro che un modello di accoglienza, possano creare problemi alla frontiera per chi proviene dal Canada dopo la legalizzazione e dichiari di fare uso di sostanze che in molti Stati americani sono ancora vietate. Ma questo è l’ultimo dei problemi per un paese che – dopo gli anni del conservatorismo filoamericano del Governo Harper – è tornato ad essere orgoglioso delle proprie radici ed a sfidare gli Stati Uniti in termini di diritti, di benessere, di accoglienza.

Come amava ripetere Trudeau Sr., vero interprete dello spirito canadese, “Siamo noi i padroni di casa nostra, e casa nostra è il Canada. Non vogliamo niente di più ma non accetteremo niente di meno”.

 

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