Il Conte Zelig. Cosa c’è dietro il protagonismo del premier

Focus

Dialogo con il politologo Massimiliano Panarari sulle trasformazioni del presidente del Consiglio alla luce della disperazione a Cinque Stelle

Su Twitter Filippo Sensi, deputato pd e grande blogger, lo chiama “Coso”. Per altri è (stato) il Carneade della politica italiana. L’avvocato venuto dal nulla e al nulla destinato. “Un uomo di mondo”, lo definì Augusto Minzolini. Lui è Giuseppe Conte, il premier di una delle grandi potenze del mondo bastonato dall’ex amico Salvini che nell’ultimo drammatico faccia a faccia gli ha detto “te ne devi andare” senza nemmeno dargli gli otto giorni di preavviso. Chi è oggi quest’uomo? Che ambizioni ha? Che vuole fare? Il nostro dialogo è con Massimiliano Panarari, quotatissimo politologo e studioso in particolare di questa fase della vicenda politica con grande attenzione al fenomeno del M5s.

Panarari, Conte nella sua ultima presa di posizione contro Salvini ha tirato fuori un piglio che non ci si attendeva. Vedi una specie di metamorfosi?

Innanzi tutto diciamo che Conte è un impolitico, è un giurista, una figura sulla quale al suo esordio hanno lavorato moltissimo gli spin della comunicazione dei Cinque stelle plasmandolo, trasformandolo. Come uno Zelig.

Infatti ha cambiato vari ruoli via via.

Si, ha iniziato come notaio del famoso contratto di governo, poi è diventato l’avvocato del popolo, in taluni momenti ha fatto il Presidente del Consiglio soprattutto nel rapporto con l’Europa, ora è il possibile frontman del Movimento e addirittura una riserva della Repubblica. Tutte categorie che gli sono state appiccicate dal M5s secondo una loro tipica tecnica.

Cioè quella di assegnare delle parti in commedia. D’altra parte il loro fondatore è un capocomico.

Su Beppe Grillo bisognerà capire quanto in lui ci sia di politico e quanto di avanspettacolo….

Tornando a Conte, che tu definisci uno Zelig, ti ricorda di più Forlani o Andreotti che in modo diverso sono stati due esponenti diciamo così molto malleabili?

Più Forlani. Perché nel bene e nel male Andreotti era portatore di una carica di malizia e di autonomia, oltre a essere un formidabile manovratore, che Conte certo non ha. Certo non è un decisionista alla Craxi e nemmeno alla Berlusconi, è evidente. Ma il tentativo dei Cinque Stelle di trasformarsi in una specie di Dc postmoderna è durato lo spazio di un mattino.

E però dicevi di un’immagine di una certa autorevolezza. Qualcuno vorrebbe farne una specie di Lamberto Dini, il grand commis che chiuse la prima esperienza di Berlusconi nel ‘95.

Ricordiamoci che Conte è un giurista di valore, allievo di un caposcuola del diritto civile come Guido Alpa. Come Dini, Conte parla a un certo establishment, sicuramente. A un pezzo di poteri forti anche stranieri.

Ma come può un uomo dell’establishment fare il frontman dei grillini?

Precisiamo che il frontman non è necessariamente il leader. Salvini è entrambe le cose ma nei Cinque Stelle il frontman è stato Grillo, buono per l’opinione pubblica, mentre i veri leader politici erano altri. Per rispondere alla tua domanda, è evidente che che con Conte frontman il Movimento, che nasce come anti-istituzionale, diventerebbe un’altra cosa. Un partito di lotta e di governo, con Conte frontman e magari Di Battista capo politico.

Ciao ciao Di Maio…

È una figura bruciata dalla incapacità mostrata al governo, dove ha perso tutte le battaglie del Movimento, a partire dalla Tav.

Questo protagonismo, questo piglio, secondo te prelude a una Lista Conte?

Certo l’ultimo Conte ha dimostrato di voler costruire una sua spendibilità in proprio. Ma è presto per fare previsioni su una sua lista. Sarebbe un’altra tappa del Conte Zelig. Dipende anche dall’evoluzione di questa crisi. Né si può escludere che proprio in questa fase nuova il premier voglia riscrivere le regole per altre geometrie politiche.

Alludi a un’intesa con il Pd?

Magari non così seccamente. Ma potrebbe essere un punto di equilibrio per l’establishment e pezzi di mondo politico, oltre che per l’Europa. Parla bene le lingue, ha anche il physique du rôle per fare questa parte.

Certo che passare dal Vaffa a Conte è un bel giro… Segno della disperazione del Movimento, non pensi?

Intanto io credo che l’idea di parlare a due mondi diversi, appunto il partito di lotta e di governo, è destinata al fallimento. Certo, la crisi del M5s è fortissima. Non ha retto alla prova della stanza dei bottoni. Guarda Grillo oggi che lancia segnali per non andare a votare: alla fine il movimento rivoluzionario è finito con l’invocare un Governo balneare da Prima Repubblica…

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