Travaglio a lutto vuole Berlusconi al governo

Focus

Vuole il M5s all’opposizione, dunque un governo di destra-destra. Confidando negli scissionisti del Movimento che non vogliono perde lo stipendio

L’insuccesso gli ha dato alla testa, come disse Flaiano dopo il flop di Un marziano a Roma. D’altronde “i cazzotti fanno male” – e qui è Vittorio Gassman nei Mostri. Stiamo parlando del Fatto Quotidiano, la Pravda del Movimento Cinque Stelle, e del suo direttore-stratega Marco Travaglio, ora alle prese con il ‘che fare?’ successivo al disastro grillino di domenica. Come Mario Appelius, il grande giornalista cantore del fascismo coniò il famoso “Dio stramaledica gli inglesi!”, così oggi il nostro Travaglio impreca, “Dio stramaledica Salvini!”. Ben svegliato, direttore! Hai capito che cattivone è, il caporione dei leghisti? Peccato non averglielo detto un anno fa, all’amico Di Maio, che veniva da anni di insulti e calunnie (proprio da Travaglio insufflate dopo rovistamenti dei cestini di certe Procure) contro il Pd e i suoi dirigenti. Troppo tardi, amico.

Adesso che il suo partito è stato dimezzato, il direttore-stratega pretende l’immediato passaggio all’opposizione “per tentare di recuperare l’identità smarrita” verso più confortevoli e familiari lidi vaffanculeschi sotto la guida di un certo Di Battista, l’eroe dei due mondi, lui sì saprebbe come riconnettersi al verbo di un Grillo nel frattempo dato per disperso nei retrobottega dei teatrini di provincia.

Certo, bisognerebbe “discutere impietosamente le ragioni del disastro”, scrive Travaglio, pronto a voltare gabbana e dargli una mano in questo senso: E ascoltare le lamentazioni di una sin qui fanatica sostenitrice come Luisella Costamagna che oggi twitta “il M5S rischia di essere solo il carburante del vecchio sistema, invece di cambiarlo”. Compagni che non sbagliano.

A un certo punto del suo editoriale strategico n.1 Travaglio ipotizza che “paradossalmente aumenta il suo potere contrattuale (del M5s-ndr)” nei confronti della Lega. Pura fantascienza, giacché è ovvio che dopo il clamoroso rovesciamento dei rapporti di forza o si fa come dice Salvini o si va alle urne. Ma ecco spuntare l’ideona.

Il “piano” è bell’e pronto, magari con la consulenza di un vecchio lupo di mare come Padellaro che rovescia la frase di Andreotti (“Se tiri a campare, poi tiri le cuoia”): andare all’opposizione evitando però le elezioni anticipate, che per i grillini con l’aria che tira sarebbero una vera catastrofe.

E come si fa? Semplice. Semplice: come nei momenti peggiori della vita politica italiana. Si fa un bel governo di centrodestra – con Berlusconi, sì, con Berlusconi – e con l’appoggio più o meno “organico” (siamo in piena Prima repubblica) di “volenterosi” raccattati qua e là, soprattutto grillini – a quel punto: ex grillini – scissionisti che già si contano in buon numero (tengono famiglia), più i soliti personaggi senza né arte né parte che in Parlamento non mancano mai e che non intendono certo rinunciare allo stipendio di onorevole (ah, a proposito, dei tagli agli emolumenti se ne parla un’altra volta, eh).

Siamo dunque dentro il trasformismo talmente puro che al confronto quello di Agostino Depretis era niente. Meglio stare fuori dal governo, dunque, anche per non “lasciare interamente il ruolo dell’opposizione al Pd, che vi pascolerà come in una comoda rendita di posizione” (Padellaro): ma come, non era morto, il Pd? E ora gli volete fare concorrenza “da sinistra”? E poi, non siete il primo partito? E si è mai visto il primo partito andare all’opposizione?

Il direttore-stratega, come il suo partito di riferimento, è nel classico cul-de-sac: se resta attaccato a Salvini, quello lo prosciuga; se lo molla, prende un bagno alle elezioni. Provaci ancora, Marco.

 

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