Il film dei 55 giorni di crisi

Focus
Palazzo Chigi Calendario della crisi, governo, pd 5 stelle

Dalle elezioni del 4 marzo, giorno per giorno, fra consultazioni e veti, incarichi e mancati accordi, la cronistoria del governo che non c’è

Domenica 4 marzo – Elezioni politiche per rinnovare Camera dei Deputati e Senato della Repubblica. Si vota con il cosiddetto “Rosatellum”. Gli italiani che vanno alle urne sono il 72,93% del corpo elettorale, il 2,31% in meno rispetto alle elezioni del 2013. Avverte in prima pagina Il Corriere della Sera: “Voto, il nodo dell’astensione”.

Lunedì 5 marzo – Nella notte fra il 4 e il 5 marzo arrivano i risultati che fanno immediatamente il giro del mondo per l’affermazione del movimento populista grillino. I 5 Stelle, infatti, sono sopra al 32% e diventano il primo partito in Italia. La coalizione con più consensi è quella di centrodestra (37%) formata da Lega -primo partito dell’alleanza-, Forza Italia, Fratelli d’Italia e Noi con l’Italia. Pd sotto al 18,7%. La Repubblica titola in prima pagina: “L’Italia di M5S e Lega. Pd ko, Renzi all’addio”.

Martedì 6 marzo – Il segretario del Pd Matteo Renzi annuncia le dimissioni, ma subito dopo la formazione del nuovo esecutivo. Al di là dei risultati elettorali, nessun partito ottiene la maggioranza di deputati e senatori e il voto consegna al Paese due “non vincitori”: Lega e 5 Stelle. Titola Il Resto del Carlino: “Una poltrona per due”.

Giovedì 8 marzo – Parte anche sui social la campagna per fare pressioni sul Pd affinché consenta la nascita di un governo grillino. Il Fatto Quotidiano, che da ora in avanti terrà questa linea, titola: “Pd- 5 Stelle, il dovere almeno di provarci”. I democrat rispondono ‘no’ a chi li ha insultati e demonizzati per anni.

Sabato 10 marzo – Lega e 5 Stelle cominciano a parlarsi, anche in vista dell’apertura del Parlamento e dell’elezione dei presidenti di Camera e Senato. Prende atto in prima pagina La Stampa: “Lega-5 Stelle, prime prove d’intesa”.

Lunedì 12 marzo – Direzione nazionale del Pd: Renzi rassegna le dimissioni attraverso una lettera al presidente del partito Matteo Orfini, Maurizio Martina è designato segretario reggente. A larghissima maggioranza si approva la linea del “chi ha vinto, deve governare”. Pd all’ “opposizione responsabile”, ma con ruolo da protagonista nella scena politica. Il servizio di Republica.it apre con “Direzione Pd, oggi le dimissioni di Renzi e la “reggenza” a Martina”.

Mercoledì 14 marzo– Si rafforza il dialogo fra 5 Stelle e Lega. Posizione comune contro un ‘governo del presidente’. Recita la prima pagina del Messaggero: “M5S- Lega: no al governo di tutti”. Il giorno successivo La Repubblica aprirà con “Lega – M5S, prove di governo”.

Lunedì 19 marzo – Di Maio scrive sul Blog delle Stelle: “non accetteremo né condannati né persone sotto processo” per la presidenza delle Camere. È il primo, consistente tentativo per far smarcare Salvini da Berlusconi. Titola in prima pagina La Stampa: “Contatto Di Maio-Salvini: “Non è impossibile fare il governo insieme”.

Martedì 20 marzo – Intesa quasi raggiunta tra Lega, centrodestra e 5 Stelle sulla spartizione delle presidenze: l’accordo prevede ai grillini quella della Camera e al centrodestra quella del Senato. Prima pagina del Corriere della Sera: “Camere, i 5 Stelle vicini all’intesa con il centrodestra”.

Giovedì 22 marzo – I grillini pongono il veto sul forzista Paolo Romani alla presidenza del Senato, in quanto ‘condannato’. Scrive Di Maio sul Blog: “lo stesso centrodestra continua a proporre la candidatura di Romani che per noi è invotabile”.

Venerdì 23 marzo – Aprono le Camere e iniziano gli scrutini per l’elezione dei presidenti. Titola in prima pagina il Corriere della Sera: “Camere, trattativa nel caos. Forza Italia vuole Romani, i Cinque Stelle rifiutano di vedere Berlusconi”. In realtà è la giornata in cui si rafforza l’asse Salvini- Di Maio. Il leader leghista propone al Senato Bernini di Forza Italia invece di sostenere Romani, che rifiuta. Ira di Berlusconi che lo giudica un ‘atto ostile’. A due passi dalla Camera, appare il murales dove Luigi Di Maio bacia Matteo Salvini, ispirato alla celebre foto del bacio tra Breznev ed Honecker.

Sabato 24 marzo – L’accordo 5 Stelle- Lega- centrodestra tiene. Sono eletti il grillino Roberto Fico alla presidenza della Camera e Maria Elisabetta Casellati al Senato. Il Pd vota i propri candidati: Valeria Fedeli al Senato e Roberto Giachetti alla Camera. In questo stesso giorno, il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni rassegna le dimissioni nelle mani del presidente della Repubblica; resterà in carica per il disbrigo degli affari correnti.

Lunedì 26 marzo – Scambio di complimenti. A Di Maio, che il giorno prima, sul Corriere della Sera, aveva detto “Salvini ha dimostrato di essere una persona che sa mantenere la parola data”, il leader leghista a Telelombardia dichiara: “Per ora i 5 Stelle si sono dimostrati affidabili. Io le persone le giudico dai fatti, non dalle parole. Poi nei fatti, nei numeri uno si dimostra affidabile o non affidabile. Come Di Maio e Grillo hanno detto Salvini ha dato una parola e l’ha mantenuta, io apprezzo la gente che dice una cosa e poi la fa”.

Mercoledì 28 marzo – Sono eletti vice presidenti del Senato: Anna Rossomando (PD), Roberto Calderoli (Lega), Ignazio La Russa (FdI), Paola Taverna (M5S). Tra Lega e M5S il clima si fa teso per via del veto dei grillini su Forza Italia e Berlusconi alleati in un possibile governo.

Giovedì 29 marzo – Sono eletti i vice presidenti della Camera: Ettore Rosato (PD), Mara Carfagna (FI), Maria Edera Spadoni (M5S), Lorenzo Fontana (Lega). Gli accordi Lega, centrodestra e 5 Stelle fanno sì che nessun questore vada al Pd, né alla Camera né al Senato. Dichiarano i democratici: “La macchina sarà totalmente nelle loro mani. Un fatto grave e allarmante mai accaduto nella storia della nostra Repubblica”. Titolerà il giorno successivo La Repubblica: “Camere, M5S acchiappatutto. Il patto grillini-centrodestra esclude il Pd dagli incarichi chiave”.

Mercoledì 4 aprile – Iniziano le consultazioni al Quirinale. Mattarella riceve i presidenti delle camere Fico e Casellati, il presidente emerito Napolitano e le delegazioni dei gruppi parlamentari. I partiti del centrodestra si presentano divisi. Di Maio, nel Blog delle Stelle, si rivolge indifferentemente a Lega e Pd, ai quali propone il contratto ‘alla tedesca’. Alla Lega chiede di staccarsi da Berlusconi, al Pd consiglia di non seguire la linea di Renzi. È la politica dei “due forni” di andreottiana memoria.

Giovedì 5 aprile – Secondo giorno di consultazioni. Salgono al Colle le delegazioni di Lega, FI, M5S e Pd. Di Maio al termine dell’incontro con Mattarella dichiara: “Non vogliamo spaccare il centrodestra ma non la riconosciamo come coalizione (…) per questo ci rivolgiamo a una sola forza politica”. Il giorno dopo La Stampa scriverà in prima pagina: “Di Maio rompe il centrodestra. La Lega attacca Berlusconi. Mattarella dopo le consultazioni: niente intese, serve tempo. I 5Stelle guardano al Pd”.

Sabato 7 aprile – Vertice ad Arcore: il centrodestra stabilisce di presentarsi unito al secondo giro di consultazioni al Quirinale. Di Maio, in una intervista a Repubblica, propone al Pd di “sotterrare l’ascia di guerra”. Tra i dem prosegue il confronto sul ruolo da tenere nei confronti dei 5 Stelle.

Domenica 8 aprile – Continua il tiramolla fra Lega e 5 Stelle: “I punti del contendere – spiega La Repubblica- restano la presenza di Berlusconi nella coalizione e la premiership”. Intanto, Maurizio Martina, ospite di Che tempo che fa su Rai 1, dichiara: “Confermo l’indisponibilità del Pd a fare il soggetto protagonista di una vicenda tutta ambigua che si sta consumando tra centrodestra e 5 Stelle. Dicessero se sono in grado di offrire un governo al paese oppure no”.

Giovedì 12 aprile – Nuovo giro di consultazioni al Quirinale. Lo show prima mimico poi verbale di Berlusconi che accusa i grillini di non essere democratici, durante la dichiarazione di Salvini a nome del centrodestra, produce nuove tensioni coi 5 Stelle. Martina, a nome del Pd, spiega: “Occorre che le forze che hanno prevalso il 4 marzo la smettano con il tira e molla, le tattiche e i tatticismi” e ribadisce che il Pd supporterà “il lavoro che sta facendo il presidente Mattarella”. I 5 Stelle danno l’incarico al docente universitario Della Cananea di esaminare i punti di convergenza tra il programma grillino e quelli di Lega e Pd. La crisi siriana, intanto, irrompe nella scena politica italiana ma senza produrre nessuna accelerazione.

Venerdì 13 aprile – Si chiude il secondo giro di consultazioni con il presidente della Repubblica per la formazione del nuovo governo. Si fa il nome della presidente Casellati per un incarico esplorativo. Spunta una nuova opera di street art vicino al Quirinale: ‘I bari’ in stile caravaggesco, con Salvini e Di Maio che cercano di ingannare Berlusconi.

Sabato 14 aprile – Nella notte fra venerdì e sabato, attacco Usa alla Siria. In Italia i partiti si dividono: inedita posizione filo-Nato dei 5 Stelle, mentre la Lega mantiene posizioni filo-russe e vicine ad Assad.

Domenica 15 aprile – Ritrovo di leader politici al Vinitaly di Verona, ma senza incontri o riunioni. Di Maio lancia l’ennesima ‘ultima offerta’ a Salvini per stringere un accordo e realizzare “un governo in pochi giorni”, ma senza Berlusconi. Il segretario reggente Pd, facendo riferimento alla politica estera, commenta: “Tocca alle forze che hanno prevalso il 4 marzo dare un’indicazione chiara, questo non sta avvenendo. Stiamo assistendo al disfacimento del centro destra”. Titolerà Libero l’indomani: “Tanto vino, ma niente accordo: governo lontano”.

Mercoledì 18 aprile – Il presidente affida un incarico esplorativo alla presidente del Senato Casellati, col compito di riferire, entro venerdì 20 aprile, se esista una maggioranza 5 Stelle- centrodestra per la formazione del governo. Il mandato appare subito in saluta: gli incontri del pomeriggio coi leader del centrodestra (assente Salvini) ottengono un nulla di fatto. Il giorno dopo il titolo di Repubblica sarà “Casellati, la missione è già fallita. Da Berlusconi no all’offerta M5S”, che proponeva a FI un appoggio esterno.

Giovedì 19 aprile – Nuovi ma infruttuosi colloqui di Casellati con le forze del centrodestra e 5 Stelle. Di Maio sottolinea che il patto alla tedesca lo fa con tutto il centrodestra guidato da Salvini, ma che al tavolo con Berlusconi non siederà mai. Nella serata arrivano le parole di Salvini: “O in poche ore se ne esce o ci provo io ad andare al governo. E se va male si va a votare”

Venerdì 20 aprile – Dal Molise, impegnato nella campagna elettorale, Berlusconi risponde agli attacchi dei grillini: “Con M5s mai, sono antidemocratici e pericolosi. Se fossero in Mediaset, pulirebbero i cessi”. La presidente del Senato Casellati, dopo due giorni di fitte consultazioni, riferisce a Mattarella che nessun patto è al momento possibile tra 5 Stelle e centrodestra. Ma la pietra tombale su un accordo tra 5 Stelle e tutto il centrodestra arriva con le condanne inflitte dalla Corte di Assise di Palermo sulla trattativa Stato-mafia (12 anni a Dell’Utri).

Sabato 21 aprile – Vigilia del voto regionale in Molise. Nuova virata di Berlusconi che dichiara: “Siamo sempre assolutamente convinti della necessità di fare governo col centrodestra unito e Matteo Salvini è la persona che deve esprimere il leader”. Anche Di Maio loda il leghista: “Io credo fortemente nel fatto che con la Lega Di Matteo Salvini si possa fare un buon lavoro per il Paese. Possiamo fare cose molto importanti”. Ironizza su Twiter il senatore dem Davide Faraone: “Ma siamo certi che stiamo parlando tutti dello stesso Salvini?”.

Domenica 22 aprile – Voto in Molise. Vince il centrodestra, con Forza Italia primo partito. Lega in crescita. Pd e centrosinistra in ulteriore calo. Il candidato grillino arriva secondo, ma i 5 Stelle sono in flessione rispetto alle politiche.

Lunedì 23 aprile – Il capo dello Stato Mattarella affida al presidente della Camera Roberto Fico un mandato esplorativo speculare a quello della Casellati, ma questa volta per verificare, entro giovedì 26 aprile, l’esistenza di una maggioranza parlamentare di 5 Stelle e Pd. Prosegue vivace il dibattito tra i dem favorevoli e contrari a un dialogo coi grillini.

Martedì 24 aprile – Di Maio dichiara di aver chiuso il forno con la Lega: “È chiaro che un governo di centrodestra non è più percorribile. Per me qualsiasi discorso con la Lega si chiude qui”. Nel Pd confronto aperto. Michele Emiliano, intervistato dal Corriere della Seram chiede a Renzi di lavorare affinché vada in porto la trattativa tra Pd e M5S. Possibilista anche Franceschini, chiusura piuttosto netta da altri esponenti dem come Marcucci che a Radio Anch’io rimarca che l’intesa “sia molto difficile, quasi impossibile”.

Giovedì 26 aprile – In mattinata, nuovi incontri del presidente Fico con le delegazioni del Partito Democratico e del M5 Stelle. Nel fronte Pd si moltiplicano i ‘no’ al tavolo coi 5Stelle. Martina convoca la direzione nazionale per giovedì 3 maggio: “in quella sede – annuncia il segretario reggente – decideremo se e come accedere a questo confronto in maniera collettiva”. Nel pomeriggio, Fico riferisce a Mattarella e parla di “esito positivo” del suo mandato.

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