Il governo dell’accozzaglia

Focus
Giuseppe Conte

Professori, grillini, destra, xenofobi: una mistura che non si può definire “governo del cambiamento”

Quello che nascerà domani è un governo molto strano nel quale confluiscono personalità con caratteristiche culturali e politiche lontanissime. È un governo arlecchinesco non solo perché nasce al termine di una pochade di terz’ordine ma perché è un compromesso di potere fra i due caporioni Salvini e Di Maio a cui si è improvvidamente aggiunto il sostegno esterno degli eredi legittimi del Msi, tanto per dare una striatura di nero alla maionese giallo-verde.

Ci saranno professori più o meno noti – a cominciare dal premier, l'”esecutore” – per finire a Giovanni Tria nel ministero-chiave dell’economia, quello dove per fortuna non andrà il più illustre degli accademici, Paolo Savona, che con la sua storia e la sua età accetterà l’umiliazione di andare alle Politiche europee, un dicastero di serie C.

Poi pare ci sia un altro tecnico agli Esteri, Enzo Moavero, che fu già ministro con Monti.

E naturalmente loro due, Salvini e Di Maio, i “premier reali” col loro seguito di fedeli e fedelissimi in altri ministeri.

Establishment e grillini, xenofobi e professori: un’accozzaglia bella e buona. Di cui si potrà dire tutto. Ma risparmiateci per favore di chiamarla “governo del cambiamento”.

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