“Il meticcio”, una gara fra realtà e finzione. In salsa gialla

Focus

Il romanzo di Federica Fantozzi è un giallo sulla mafia nigeriana

Nel corposissimo elenco di giallisti italiani di nuova e nuovissima generazione va certamente inserito il nome di Federica Fantozzi, che ha mandato da poco in libreria Il meticcio (Marsilio), opera che segue il fortunato Il Logista, di cui è in qualche modo figlio.

Il meticcio è un lavoro forte, molto, procedendo per accumulo impressionante di materiali romanzeschi. La vicenda parte e poi si inerpica su una questione della più terribile cronaca dei nostri tempi, quella della mafia nigeriana, dello sfruttamento, dell’utilizzo di essere umani per finalità loschissime, quando non apertamente disumane. L’Ascia Nera – questo il nome della mafia nigeriana – protende i suoi tentacoli in ogni dove, con ogni mezzo. E come nel precedente Il Logista, anche qui Fantozzi sviluppa una sua particolare fantasia attenta – e non lo diciamo a caso – ai particolari, alle minuzie più che ai grandi colpi di scena: e lo può fare perché l’autrice attinge a piene mani dal suo personale bagaglio di esperta cronista, che in quanto tale non si ferma alla superficie ma cerca ancora, cerca oltre, cerca sempre.

Non è dunque un caso se la protagonista del romanzo è anche stavolta una cronista, il gran personaggio di Amalia Pinter, redattrice di un quitidiano di notizie “nere” come forse esistevano una volta. Lei, deliziosa figuretta romana de’ Roma si imbatte in intricati misteri contribuendo in modo decisivo a dipanarli, forte appunto di quel fiuto giornalistico che in qualche modo è parente di quello prettamente investigativo. Tanto che a un certo momento Amalia viene utilizzata, ovviamente in modo informale, per le indagini – è anch’esso un antico topos della letteratura hard boiler americana,

La storia si sviluppa in lungo e in largo – è il caso di dire: dall’altra parte del mondo rispetto alla dolente Ponte Milvio di Amalia – e non ha mai un attimo di rallentamento, secondo la grande lezione della migliore letteratura gialla americana da Chandler a James Hadley Chase. Se quello che abbiamo chiamato un progressivo accumulo di materiali romanzeschi può stordire che predilige il racconto più lineare e “classico”, c’è da dire che l’intersecarsi delle vicende ha il pregio di non annoiare mai. È così si gira intorno al nucleo della storia, di luogo in luono, da Siena alla Sicilia al Brasile per tornare poi sempre a Roma.

Scopriremo alla fine, dopo 300 e più pagine che filano via che è un piacere, che la fantasia non supera poi di di molto la realtà, in una continua gara molto più grande della nostra eroina, questa Amalia che è un po’ Federica stessa. Cronista e scrittrice, funziona.

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