Il mito del pavé al Tour, il ciclismo incontra la sua storia

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Il pavé, così come le strade bianche in Italia, restituiscono romanticismo a uno sport in cui ormai la tattica ha preso il sopravvento

Per il secondo anno consecutivo al Tour de France si affrontano le pietre della mitica Parigi-Roubaix. 223 chilometri da Seraing a Cambrai. Lo scorso anno fu la tappa che segnò la corsa francese con la caduta e il ritiro di Chris Froome, il ritardo di Alberto Contador e Vincenzo Nibali che volava sulle storiche pietre, amate da pochi e indigeste a molti corridori.

In molti tra gli addetti ai lavori non lesinano critiche sulla decisione di inserire il pavé in una corsa a tappe. I detrattori sostengono che questa superficie, così complicata e imprevedibile, possa condizionare il risultato finale di una corsa a tappe prestigiosa come il Tour. Troppo alto il rischio di caduta, praticamente impossibile pensare di non forare o accumulare ritardo che alla fine, dopo tre settimane di corsa, può risultare decisivo.

Ma alla fine, il mito del pavé riesce sempre a prevalere. Anche sui più scettici.

Il pavé, così come le strade bianche in Italia, restituiscono romanticismo a uno sport in cui ormai la tattica ha preso il sopravvento. Quelle strade che hanno visto centinaia di sfide epiche, campioni arrancare e gregari volare. Sulle pietre del nord i rapporti di forza si ribaltano. I campioni da laboratorio, macchine perfettamente costruire per vincere le corse a tappe, non digeriscono il lastricato come testimonia la loro ormai cronica assenza alla grande classica di primavera che parte dalla capitale francese e si insinua su per le strade della campagna vicino a Lille.

E allora, di fianco al mito del pavé ecco tornare protagonista un altro mito altrettanto romantico: quello del gregario. Il gregario che tira il gruppo per chilometri, che mette cuore e gambe a disposizione del proprio capitano, è spesso protagonista di gare memorabili in occasione della tappa sulle pietre.

Gli specialisti sono pronti per l’impresa, anche se il grande favorito, Fabian Cancellara, non sarà della partita a causa di una caduta che ieri l’ha costretto al ritiro mentre indossava la maglia gialla.

Oggi arriveranno le prime sentenze, per quelle definitive bisognerà aspettare prima i Pirenei e poi le Alpi. Ma oggi qualcosa in classifica potrebbe cambiare, anche perché le possibilità di pioggia sono alte, e con la pioggia le insidie si moltiplicano. Sarà una tappa spettacolare, un’altra di quelle giornate in cui il ciclismo incontra la sua storia.

 

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