Il nemico di Conte? Si chiama Matteo Salvini

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Quello del ministro Salvini è un approccio lontanissimo dalle parole che abbiamo sentito oggi dal presidente del consiglio

Presidente, colleghi, membri del Governo, finalmente ne siete venuti a parlare qui, della vostra idea sulle migrazioni. L’avete anticipata sui giornali, i giornalisti, a Bruxelles, hanno ricevuto il piano e lo hanno commentato in diretta; il Presidente del Consiglio l’ha illustrata ai partner europei nella riunione di domenica, e i partner europei gli hanno risposto “ci penseremo”; finalmente oggi il Parlamento ha ascoltato i punti della strategia europea multilivello per le migrazioni. Meglio tardi che mai, anche se la realtà è che sono anni, come ricordava l’onorevole Fassino, che l’Italia chiede il superamento del Regolamento di Dublino e di preservare la libertà di movimento dentro lo spazio Schengen, rendendo i nostri confini esterni finalmente una responsabilità europea. Eppure voi avete definito tutto questo una svolta radicale. Mi dispiace deludervi, ma per questo Parlamento non è una svolta radicale. Il Parlamento italiano ha votato negli anni passati proposte simili a questi dieci punti. E non è una svolta radicale neanche per la Commissione europea, da cui voi avete preso giustamente molte delle vostre idee.

Forse chiamate questo piano una svolta radicale perché lo è per voi, perché voi, lo scorso anno, al Parlamento europeo, quando si votava la proposta di riforma del Regolamento di Dublino, avete votato contro o vi siete astenuti. O, forse, per voi questo piano è una svolta radicale perché è radicalmente diverso dall’approccio violento e propagandista del vostro ministro Salvini, di cui sembra ostaggio tutto il governo. Quello del ministro Salvini è un approccio lontanissimo dalle parole che abbiamo sentito oggi dal Presidente del consiglio.

L’approccio del Premier è fatto di negoziazioni ai tavoli europei, è fatto di obiettivi, è un approccio in sostanziale continuità, appunto, con quanto fatto negli anni passati. Il ministro Salvini è un’altra cosa; ama fare la faccia feroce, ama litigare con tutti e poi, quando deve rifarsi di un’autorevolezza morale, non esita a gloriarsi di risultati che non sono suoi, ma dei governi del Pd, che hanno salvato e accolto più di 450 mila migranti.

La retorica del Ministro Salvini, partito a bomba sul tema delle migrazioni, ha messo il Governo subito in difficoltà. Il Primo Ministro non ha potuto impostare la posizione italiana al Consiglio europeo tenendo conto dell’interesse del Paese, non ha potuto concentrare l’attenzione sulla creazione di una forza rapida di intervento armato – discussione importante sui temi di sicurezza strategica, da cui l’Italia, con il nuovo Governo è stata totalmente assente –, non ha potuto spingere affinché il bilancio europeo preveda più risorse sui settori che interessano all’Italia, non lo abbiamo sentito pronunciare una parola sulla proposta franco-tedesca di riforma dell’eurozona, che è una proposta abbastanza strategica per il futuro del nostro Paese, né lo abbiamo sentito sulla crescita e l’occupazione o il contrasto alla povertà. No, il primo ministro ha dovuto, da subito, conformarsi al fatto che il suo Ministro dell’interno ha deciso che in Italia è tornata l’emergenza migranti. Gli sbarchi in Italia dalla Libia, nel 2018, sono diminuiti dell’80 per cento rispetto all’anno precedente, ma a Salvini questo non interessa. Per calcoli di consenso, il Ministro ha deciso di raccontare ancora che l’Italia è nel mezzo di un’emergenza immigrazione, ha deciso di mostrare la faccia inutilmente cattiva del nostro Paese, ha rimesso l’Italia sul banco degli accusati di una crisi internazionale, che non c’è. Bravissimo, ha proprio fatto gli interessi del nostro Paese. Ci ha fatto rompere con i nostri alleati tradizionali, da Malta, alla Spagna, alla Francia; ha pure avuto delle scaramucce con l’Olanda, quando invece l’Italia, in questi anni, aveva guadagnato il rispetto internazionale, in Europa e in Africa, perché aveva tenuto alto l’onore dell’Europa, salvando vite in mare.

E l’Italia, quindi, dopo tutta questa retorica di Salvini, deve presentarsi così al Consiglio europeo, con questa strategia nazionalista, basata unicamente sull’idea che, se facciamo la voce grossa sull’immigrazione, tutto ci sarà concesso. E finora che cosa ha ottenuto questo Governo? Avete ottenuto la riforma di Dublino? No. Avete ottenuto il fatto che i Paesi europei considerino i confini italiani come confini europei? No. Avete ottenuto che un Paese europeo si è preso un migrante secondo il piano di ricollocamento europeo? No. Avete ottenuto gli hotspot in Libia o la disponibilità di altri Paesi africani a ospitare gli hotspot? No. L’unica cosa che avete ottenuto è stata di dividere l’Unione europea, e questa è una responsabilità storica. Con un’Europa più divisa l’Italia non è più forte, l’Italia è più debole e più sola. Avete rafforzato quei Paesi, a cui si è aggiunta l’Austria, che chiedono la sospensione di Schengen, che è contrario ai nostri interessi nazionali. Avete fatto la voce grossa con tutti; con le ONG, con i migranti, che sarebbero in crociera, con i mercantili che hanno rispettato la legge del mare, che avete fatto aspettare al largo della costa italiana, ma gli unici contro cui non avete speso una parola sono questi Paesi; è un blocco che rifiuta di essere solidale con le nazioni di primo approdo come l’Italia; e noi chiediamo al Presidente del Consiglio di alzare la voce contro questi Paesi, a Bruxelles, non qui in Aula, come ha fatto stamattina. Vogliamo sentirlo dire, chiaramente, davanti ai suoi colleghi, che, se Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia continuano ad accogliere neanche un rifugiato dall’Italia saranno penalizzati e non avranno più risorse europee. Vogliamo sentirgli dire questo.

Il Presidente del consiglio ha un’occasione, domani, per andare a Bruxelles e difendere l’interesse italiano e dimostrare, almeno su questo, un minimo di autonomia da quello che, in realtà, è il vero Primo ministro, che è il ministro Salvini, che con questi Paesi vuole fare un’alleanza, in nome di un pessimo nazionalismo. Quella del prossimo Consiglio europeo sarà per voi una grande prova, è una prima volta di questo governo; avete alzato le aspettative e verrete misurati su queste aspettative che avete generato, e capiremo davvero, rispetto ai risultati che porterete a casa, se con la strategia che avete scelto – o, meglio, la strategia che Salvini vi ha imposto – sarete più efficaci dei governi che vi hanno preceduto sulle scelte di politica estera e sulle priorità europee. La centralità di un Paese al tavolo europeo non si giudica da quanto urla, si giudica dai risultati che porta a casa. E qui vorrei dire una cosa al ministro Savona, che ha detto che a lui interessa la storia. Ministro, mi dispiace, della storia ne parleranno i manuali, ma a noi interessa sapere, dopodomani, con che cosa tornerete qui, con che risultati tornerete in Italia.

Da questi risultati sapremo se voi siete davvero l’avvocato difensore del popolo italiano o se siete solo capaci di alzare i toni per il dibattito interno, ma sul piano europeo ci avete allontanato da quello che serve all’Italia.

Noi, ma soprattutto i cittadini italiani, staremo molto attenti a quello che porterete a casa.

 

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