Il Pd pronto a vedere le carte dei Cinquestelle

Focus

Accelerazione sulla legge elettorale?

Una cosa è certa: nessuno vuole morire di proporzionale. E comunque: chi vuole vincere non ci sta a campeggiare nell’attesa di un risultato pieno di veti, inciuci e accordi. Le alleanze del dopo, i matrimoni di interesse combinati non piacciono né al Pd né al M5S. E su questa stretta via si potrebbe trovare l’accordo per  una legge elettorale d’ispirazione maggioritaria. Se Renzi aveva detto domenica in Assemblea che l’onere della proposta toccava a chi aveva aveva affossato la Riforma costituzionale e successivamente l’Italicum, condannando il Paese a un ritorno al passato della Prima Repubblica, non si sono fatte attendere molto le reazioni dalle parti dei Cinquestelle.

Luigi Di Maio si era detto “sinceramente aperto a un confronto con il Pd” specificando che “in questo momento vogliamo scrivere le regole del gioco insieme al partito di maggioranza, e lo vogliamo fare per due ragioni. C’è stato l’appello di Mattarella che chiede di fare una legge elettorale in modo che ci sia chiarezza sul risultato dopo le prossime elezioni, e poi il Paese è in grave crisi e non possiamo permetterci nuove elezioni politiche in cui ancora una volta si partorisce un risultato incerto”.

A Di Maio per il Pd rispondeva Matteo Richetti: “Se il vicepresidente della Camera Di Maio e il M5S fanno sul serio e sono pronti ad assumersi fino in fondo la responsabilità di una legge elettorale condivisa, allora è possibile costruire in tempi rapidi un terreno di intesa. L’importante è che l’impostazione, anche per le liste, conservi un impianto maggioritario e che garantisca governabilità come chiesto dal segretario Renzi. Nessun ritorno a logiche da proporzionale e restituzione di un risultato chiaro rispetto alle scelte dei cittadini. Su questo siamo pronti ad un lavoro responsabile e proficuo”.

Fin qui tutto bene. E ora?

Siamo disponibili a lavorare seriamente a un accordo con i Cinquestelle: in questa settimana i vari gruppi politici saranno ascoltati dal presidente della Commissione Affari Costituzionali per cercare un punto di sintesi tra le varie proposte depositate”, dice un deputato renziano. “Presenterò il testo base solo dopo aver svolto il giro di incontri con i gruppi parlamentari, come avevamo concordato in Commissione quando mi era stato chiesto il rinvio di una settimana della presentazione del testo” spiega il relatore alla legge elettorale e presidente della Commissione Affari costituzionali, Andrea Mazziotti. “Il testo base della legge elettorale arriverà giovedì. Si tratterà del frutto della mediazione che stiamo avendo con tutti i partiti” specifica il capogruppo Pd alla Camera, Ettore Rosato.

Contatti informali, abboccamenti, accelerazioni, accorciamenti delle distanze. Ecco quello che sta accadendo in queste ore.

La proposta di legge che piace ai Cinquestelle è quella a firma Gian Mario Fragomeli, sottoscritta da molti renziani, tra cui Malpezzi e Rotta e per questo indicata come erede dell’Italicum.

In sostanza, la proposta di legge propone l’Italicum modificato sulla base delle osservazioni fatte dalla Consulta stessa. Da segnalare, innanzitutto, la riproposizione del ballottaggio. Si tratta di un sistema maggioritario, ma qualora nessun partito dovesse vincere, allora scatterebbe il proporzionale puro. Quanto al secondo turno, viene introdotta la soglia minima del 20% per potervi accedere. Inoltre, viene previsto un quorum di validità del ballottaggio, pari al 50 per cento più uno degli aventi diritto al voto. Il ballottaggio scatta se nessun partito o lista raggiunge il 40% dei voti sia al Senato che alla Camera, soglia necessaria per poter ottenere il premio di maggioranza. Il premio resta alla lista e non viene assegnato alla coalizione, come chiesto ora da diverse forze politiche. La soglia di sbarramento in ingresso è del 3% e viene uniformata per i due rami del Parlamento. Se invece nessun partito vince al primo turno, si svolgerà il ballottaggio: chi ottiene il 37% in entrambe le Camere, incassa il 52% dei seggi.

I paletti ci sono, le carte sono in tavola, per ora coperte, nonostante le dichiarazioni. Da parte del M5S ci sarebbe un veto sul premio di colazione, e preferirebbero estendere il modello uscito dalla sentenza della Consulta anche al Senato, anche se come dice Di Maio sono disposti a discutere di eventuali correzioni “nell’ottica della governabilità, che significa che uno vince le elezioni e può realizzare un programma elettorale”.

Per il Pd è fondamentale mantenere un sistema maggioritario che garantisca governabilità al Paese. Dunque stando alle dichiarazioni odierne un’intesa sembrerebbe possibile. Sulla carta, l’intesa è possibile.

E questa potrebbe essere una settimana buona per l’accelerazione: giovedì infatti è atteso il testo base in commissione Affari costituzionali di Montecitorio.

Vedi anche

Altri articoli