Il partito vince la scommessa. E il segretario esce più forte

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Renzi è ri-legittimato, ma ora non devono dividersi

Legittima la soddisfazione che si respira in queste ore al Nazareno, visi distesi, dirigenti, membri del governo, attivisti che sentono che la prova è stata superata.

Non c’è aria di trionfalismo perché in fondo non è che si siano vinte le elezioni. Però…

Però, contrariamente alle aspettative (anche le nostre) il Pd continua a mobilitare tantissimi italiani: 2 milioni – poco più poco meno – sono andati ai gazebo per le primarie. Lo strumento continua a funzionare, con buona pace di un Beppe Grillo impigliato nei suoi clic (a cui se non gli conviene non riconosce neppure legittimità, come a Genova). E’ una bella notizia per la democrazia italiana.

Ha votato meno gente di quattro anni fa. Non si deve far finta di niente. Ma si deve capire perché. In questi anni le condizioni sono cambiate, in Italia e in Europa, il malessere dei cittadini e la loro estraneità alla politica è questione centrale per le democrazie: e meno male che ci sono ancora partiti che mobilitano un po’ di gente, altrimenti tutto sarebbe in mano agli oligarchi, comici e demagoghi.

In ogni caso, non c’è stato lo scollamento tra Pd e base elettorale che molti auspicavano. Sì, le primarie funzionano, con tutti i loro difetti: si faccia avanti chi sa far meglio, è una salutare sfida democratica.

Mentre scriviamo lo spoglio delle schede è in corso. Ma nessuno dubita che le primarie le abbia vinte Matteo Renzi (che già aveva largamente prevalso nei circoli, a dimostrazione – una volta di più – che gli iscritti al Pd non sono molto diversi dagli elettori del Pd). E’ il nuovo segretario, ri-legittimato dal voto popolare: quello che egli chiedeva quando si dimise da leader del partito dopo la batosta del 4 dicembre.

Renzi ha (ancora) il consenso dell’elettorato del Pd. E’ lui – dicono i 2 milioni di questa assolata domenica – l’uomo cui affidare (meglio: ri-affidare) la guida del principale partito del centrosinistra italiano. Matteo Renzi ha scommesso e ha vinto, e dunque è più forte di ieri.

Ma in un certo senso hanno vinto anche Andrea Orlando e Michele Emiliano cui va dato atto di essersi spesi senza risparmio, di aver fatto di queste primarie una consultazione di massa “vera”, di aver arricchito il dibattito interno. Hano convinto meno di Renzi, ma è tutto patrimonio utile.

Ora, nel rispetto del pluralismo delle posizione, tutti remino nella stessa direzione, evitando i soliti scontri. Dentro il voto di quei 2 milioni di persone c’è anche questa richiesta, guai a dimenticarlo.


 

 

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