L’inferno bianco del resort di Rigopiano

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Le ultime ore, i soccorsi, i superstiti. Il racconto dell’albergo spazzato via dalla neve

C’è davvero da pregare Dio e ringraziare gli uomini del soccorso alpino che hanno sciato di notte per chilometri e scavato a mani nude nella neve. L’Italia intera oggi è con il cuore a Rigopiano, una frazione del Comune di Farindola alle pendici del Gran Sasso.

Sono scene da Resistenza partigiana quelle che arrivano dalla pancia di quel maledetto Appennino che non smette di tremare, dal 24 agosto, dando tregue di qualche minuto, quasi fosse un travaglio infinito fatto di doglie devastanti, che hanno messo in ginocchio anche la più coriacea delle popolazioni. La gente delle montagne non vuole lasciare le case e su di loro, oltre allo sciame irrefrenabile del terremoto, si abbatte un’ondata di maltempo come non si vedeva da decenni. Pregate Dio, perché gli uomini contro la natura possono solo la loro forza, che a volte non basta. A Rigopiano la forza della natura, sotto forma di valanga di neve, ha letteralmente trascinato, spostandolo di dieci metri, un albergo dove villeggiavano almeno 30 persone, tra cui due bambini.

E’ lo strazio di un papà che è salvo per miracolo, per uno dei più drammatici scherzi della vita,  che ci restituisce l’intensità della tragedia dell’Hotel di Rigopiano. La storia del cuoco pescarese che incredibilmente si salva perché nel momento in cui la slavina si abbatte come uno tsunami sull’albergo si trova nella sua automobile. E lì, si salva. Ma forse vorrebbe morire perché i suoi due bambini e la moglie sono rimasti incastrati, seppelliti da quell’inferno bianco e lui nulla può fare. Come gli uomini nulla possono, se non scavare a mani nude trincee per difendersi dagli attacchi improvvisi della vita.

I superstiti al momento sono due, i morti tre, una ventina i dispersi: i vigili del fuoco parlano di una struttura che non esiste più. I cani del soccorso non trovano vite, i morti che si iniziano a temere sono molti. La procura di Pescara ha aperto un’indagine per omicidio colposo, il vescovo parla di un grande prova da superare. Gli sciacalli iniziano la loro macabra danza delle responsabilità, mentre sarebbe forse il caso di stare tutti in rispettoso silenzio per concentrarsi sulle difficili operazioni di soccorso.

Il tempo delle ricostruzioni, degli errori e delle colpe ci sarà e per ora si insinua nelle coscienze il sospetto che qualcosa si potesse fare per mettere in salvo gli ospiti del resort tra le nevi, divenuto una trappola mortale a 1200 metri: nevicava troppo, da troppi giorni, si rischiava di restare isolati. I villeggianti avevano pronti i bagagli e aspettavano nella hall il ‘gatto delle nevi’ già nella prima mattinata di ieri, poi si sono fatte le 15, quindi è arrivato il buio e con il buio è piombata la fine. L’allarme era stato dato via Whatsapp e solo grazie allo smartphone ci sono,ad ora, due superstiti.

I geologi parlano di una combinazione letale, come una tempesta perfetta che si è abbattuta sull’Hotel Rigopiano:  una enorme colata di detriti smossa dalle onde del terremoto e divenuta potente grazie alla pressione dell’abbondante nevicata. Il terremoto è stato come una miccia, la neve ha fatto il resto. Le immagini fanno paura.

Sconvolgono adesso anche le reazioni isteriche della politica, dopo le sortite sciacallesche di Salvini il punto più basso lo raggiunge l’ex capo della protezione civile Guido Bertolaso che parla di “Stato assente” e di soccorsi inadeguati. Poco dopo gli ha risposto il capo della Protezione Civile Fabrizio Curcio: “L’hotel Rigopiano è stato raggiunto alle 4.30 del mattino da uomini valorosi perché di fronte a situazioni veramente al limite, hanno raggiunto la struttura mettendo in sicurezza due persone e adesso stanno lavorando per portare i mezzi che ancora fanno fatica ad arrivare. Ma stanno già lavorando nella verifica delle condizioni che sono proibitive anche per il soccorso tecnico”, dice. Ma è il ministro alle Infrastrutture Graziano Delrio a replicare con una semplice verità: gli uomini che hanno sciato per ore di notte arrivando alle 4,40 all’albergo devastato, trovandosi di fronte una scena apocalittica con gli avanzi di una domestica tranquillità rinvenuti a centinaia di metri,  materassi sommersi nella neve, resti di mobili impigliati tra gli alberi, quelli che si sono calati con l’elicottero sulla zona in condizioni meteo drammatiche, quelli che hanno scavato nella neve a mani nude alla ricerca di speranza vanno solo ringraziati. Punto.

 

 

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