Il ritorno al passato non è la soluzione. Ora il Pd deve tornare a fare politica

Focus

Renzi ha le sue colpe, ma il vero suicidio politico è stata la riforma elettorale. Ora il Pd deve tornare a dare risposte alle paure e alle aspirazioni dei cittadini

Il Pd ha perso, ha perso per Renzi. La critica poi si declina con: perché è stato arrogante, perché non ha fatto politiche di sinistra, perché non è stato vicino a chi soffre, perché è stato padre padrone del partito, ecc. e quindi basta rimuovere Renzi e innalzare le vecchie bandiere e i voti torneranno.

A nulla è servito evidenziare per esempio come le politiche di Renzi siano state di centrosinistra con riforme e ampliamento dei diritti per i cittadini. L’opposizione interna al Pd condivide il giudizio della campagna demolitoria portata avanti dal referendum ad oggi: rimuovere Renzi. Credo che il ritorno al passato sia un’illusione e che occorra un di più di ragionamento sugli errori politici del Pd, di Renzi e del gruppo dirigente, che ritengo siano stati le premesse per la sconfitta, evitando di confondere gli effetti con le cause.

Il Pd negli anni 2014 e 2015 era sondato tra il 35 e il 38% . Si dirà che era l’effetto del voto alle europee. Forse era vero per il 2014. Nel 2015 non poteva essere così, dopo oltre un anno di guida del Governo. Renzi era sempre lo stesso del 2018, con gli stessi pregi e difetti e l’Italia certo non stava certo meglio nel 2015. In realtà nel 2014-2015 Renzi aveva consenso per le riforme che portava avanti, che al di là dei nemici che accumulava davano il senso di un cambiamento irresistibile.

Il primo errore compiuto è stata la rottura del patto del Nazzareno a causa dell’elezione del Presidente della Repubblica: Berlusconi per Amato e Renzi per Mattarella. Berlusconi non ha più votato la riforma costituzionale: con Forza Italia la riforma sarebbe stata approvata in Parlamento con i 2/3 dei voti entrando immediatamente in vigore senza bisogno di referendum, dando così una forza enorme a Renzi e al Pd. Al contrario Fi ha votato contro e si è andati al referendum e alla sconfitta.

Renzi nel 2014 e nel 2015 aveva portato avanti molte riforme creandosi molti nemici nel Paese: ha fatto le riforme che l’Italia non ha avuto per decenni. Tutto questo ha prodotto per un Paese immobilizzato da anni la reazione di tanti per la messa in discussione di rendite di posizione. Una politica troppo forte, rafforzata dalla riforma delle riforme (quella costituzionale) non era l’auspicio di molti. In Francia la classe dirigente si è mobilitata contro la Le Pen, in Italia è stata a favore dei 5 stelle e sempre contro Renzi e il Pd.

Il 40% al referendum però rendeva Renzi , nonostante la sconfitta, ancora competitivo con un sistema proporzionale puro. Tutto il Pd si è speso per non andare al voto. Intanto era partita la scissione di Bersani e D’Alema, come hanno compreso che non avrebbero potuto riprendersi il Pd. Fallito il Tedeschellum, rimaneva in piedi un sistema proporzionale con sbarramento e con le preferenze, molto funzionale al PD che non aveva coalizione e comunque presente sul territorio. A settembre 2017 il Pd era ancora sondato come primo partito intorno al 28%, i 5 stelle arrancavano al 25% e il centro destra in ordine sparso con Forza Italia in crisi e la Lega pure, inchiodata all’11%.

Qui è avvenuto il suicidio della classe dirigente del Pd. Dopo aver investito per tre anni sul Pd senza coalizione e dopo aver subito la scissione, tutti si sono fatti in quattro per convincere Renzi a fare la nuova legge elettorale che prevedendo la coalizione anche solo per un terzo dei parlamentari da eleggere con i collegi uninominali ha rivitalizzato il centrodestra, che nei sondaggi era diventato subito la prima coalizione. Il Pd a quel punto è apparso facile preda da spazzare via.

La soluzione? Non ritengo che sia nel ritorno al passato e che non sia la divisione del Pd, come auspicato da alcuni. Penso invece che il Pd debba valorizzare la capacità riformatrice dimostrata con Renzi e recuperare impegno sul partito quale strumento indispensabile per la nostra democrazia, essenziale per interpretare e rappresentare una nuova fase politica in cui il paradigma è cambiato.  La posizione e la funzione del Pd sono legate ad una visione del mondo, nel senso del significato di libertà , di democrazia , di sviluppo, di giustizia sociale e di cura della persona e della comunità di cui è parte.

Questo complesso di valori aspira a tradursi in una politica capace di occuparsi dei rapporti internazionali e della governance mondiale, per favorire la pace, il progresso e il lavoro. Cosa intendo ? Il 21 marzo scorso in Africa 44 Paesi hanno firmato un accordo per creare un’area di libero scambio, abbattendo le barriere doganali, per favorire il commercio e lo sviluppo del continente africano. Sono interessate 1,2 miliardi di persone e l’area si estende da Rabat (Marocco) a Città del Capo (Sudafrica). Il modello è quello del Mercato Comune in Europa . L’Africa punta alla pace, allo sviluppo, alla cooperazione politica e al progresso delle proprie comunità, in controtendenza ai nazionalismi e populismi europei o alla guerra commerciale con dazi e barriere di Trump.

Cosa significa? Significa che il Pd deve farsi carico di dare risposte alle paure e alle aspirazioni dei cittadini attraverso scelte politiche all’altezza delle sfide che la paura della globalizzazione, dell’immigrazione e della mancanza di lavoro pongono, alternative ai populisti e ai nazionalisti che sanno solo alimentarle e rappresentarle ma senza avere soluzioni credibili. Il Pd vuole gli Stati Uniti d’Europa perché l’unità politica dell’Europa è l’unica strada per assicurare pace, sviluppo e progresso per gli europei che divisi sarebbero deboli e marginali nel mondo.

Una politica che aspira a dare risposte ai temi di carattere mondiale deve a maggior ragione farsi carico della cura della persona, degli squilibri e delle ingiustizie che subiscono gli ultimi, le persone più fragili, più deboli, meno protette, come i giovani, gli anziani, chi non ha lavoro. La pace e la cooperazione tra i popoli, il libero commercio sono strumenti per favorire il progresso e per dare risposta alle ondate migratorie sospinte dalla fame e dalle guerre, a condizione che ci sia la politica per governare le dinamiche economiche e per metterle al servizio dei cittadini.

Siamo per gli Stati Uniti d’Europa per cedere sovranità per istituzioni federali, ossia istituzioni comuni che ci rendano più forti e più capaci di assicurare lavoro e progresso alle comunità nazionali e locali. In questo senso l’Europa unita è il contrario della mortificazione delle nazioni europee, è invece lo strumento politico ed ideale per dare loro un futuro. Il PD deve promuovere in Italia e in Europa un nuovo paradigma politico in cui i valori di giustizia sociale e di solidarietà siano legati ad una società che valorizzi i corpi intermedi e le comunità in un’ottica di coesione sociale e dentro un’idea di democrazia che o è rappresentativa o è un’illusione o peggio un imbroglio come la democrazia diretta che è funzionale alla manipolazione e alla disinformazione che riducono gli spazi di libertà.

In Europa il PD deve porre al PSE il tema di concorrere con altre forze europeiste, sia liberali che di ispirazione cristiana e popolare per organizzare un nuovo campo per una politica nuova, europea, alternativo al nazionalismo, al populismo e ai sovranisti.

Vuoi ricevere Democratica sulla tua email?

Iscriviti alla nostra Newsletter!

Ricevi le notizie di Democratica una volta al giorno direttamente nella tua email.

Vedi anche

Altri articoli