Il rompicapo della sinistra dem: chi è l’anti-Renzi?

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L’autocandidatura di Speranza non convince, si cerca un nome che possa essere competitivo. L’alternativa è spingere per procrastinare i tempi

La sinistra del Pd non ha ancora un candidato ufficiale da contrapporre a Matteo Renzi al congresso (se si farà: in molti, nella minoranza, cominciano a dubitarne). In campo c’è già Enrico Rossi. Ma c’è da mettere in conto che ieri sera, durante l’ultima puntata di Politics, l’ex presidente del gruppo dem alla Camera e capofila della corrente bersaniana Roberto Speranza ha di fatto ufficializzato la sua candidatura: “Il Pd non è il partito di Renzi – ha detto – è il partito democratico, è un grande partito in cui voglio stare. Proporrò un’alternativa col mio volto e col mio nome”. Una notizia che non ha colto nessuno di sorpresa, da mesi ormai Speranza aveva parlato in maniera più o meno esplicita di una sua discesa in campo.

Come detto un nome certo, per ora, è quello del presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, che ha lanciato la sua candidatura “socialista” già da oltre un anno. Il governatore si presenta come “apolide”, al di fuori cioè da qualsiasi logica di corrente. Nei giorni scorsi, però, lo stesso Rossi ha precisato che si candida “a guidare il partito, non a capo del governo”, alimentando una discussione che da anni agita i sonni dei dirigenti dem, quella della separazione dei ruoli tra segretario e candidato premier.

Ma il nome che nelle ultime ore sta circolando con sempre più insistenza è quello del presidente della Regione Puglia Michele Emiliano. Un profilo, a differenza di Rossi, in aperta contrapposizione a Renzi. Il rapporto tra il governatore e l’ex premier, dopo un inizio idilliaco, si è via via incrinato con il tempo, fino a diventare pessimo dopo il referendum sulle trivelle e le questioni legate allo stanziamento dei fondi per Taranto. Emiliano ha detto di essersi pentito di aver sostenuto la corsa di Renzi nel 2013 e non ha escluso una sua candidatura se dovessero crearsi le condizioni.

Quali sono queste condizioni? Scrive Vannino Chiti: “La sinistra nel Pd non può presentarsi al congresso con due o tre progetti e candidati segretario: sarebbe una scelta imperdonabile nei confronti di chi ha fiducia e guarda a noi. Bisogna perciò dar prova di lungimiranza e responsabilità. Imboccare la strada del confronto, realizzare una proposta unitaria”.

Una posizione, questa, che non è assolutamente isolata, neppure tra i bersaniani, evidentemente non convinti che Speranza possa rappresentare un’alternativa competitiva. Davide Zoggia, per esempio, ha affermato più o meno le stesse cose: “Non possiamo arrivare al congresso con tre candidature per fare un altro favore a Renzi. Va trovata una sintesi che possa rappresentare tutta la sinistra del Pd”.

Ma in campo c’è anche un’altra ipotesi, neppure troppo velata: in mancanza di candidati autorevoli, meglio spingere per procrastinare i tempi del congresso per far maturare un nome veramente forte e condiviso. Se fosse così, dietro la richiesta, tra gli altri anche di Bersani e D’Alema di non anticipare il congresso ci sarebbe, di fatto, la convinzione che lo stesso Speranza non sia in grado di reggere la sfida con Renzi.


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