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Il silenzio di Virginia sul Murarogate inquieta anche i grillini. E in Aula è quasi rissa col Pd

La composizione della giunta del Comune di Roma ritorna ad essere la vera spina del fianco di Virginia Raggi e del M5S: una compagine che non è mai partita davvero a causa di defezioni, passi indietro, posti vacanti riempiti a fatica e poi ritornati di nuovo una casella vuota.

Minenna e Raineri si sono dimessi a loro tempo lasciando scoperto il Bilancio e l’Ufficio di Gabinetto del sindaco. Nello stesso giorno danno le dimissioni anche il dg Atac Marco Rettighieri e l’amministratore unico Armando Brandolese. Il ruolo dell’assessore all’Urbanistica Paolo Berdini è da tempo appeso ad un filo: è in dissenso, dal momento del suo insediamento con la giunta e il sindaco stesso. Tant’è che meno di una settimana fa era circolata la voce, l’ennesima delle sue dimissioni, da lui poi smentite. Le nomine dei fedelissimi di Raggi Salvatore Romeo e Raffaele Marra sono sotto la lente di ingrandimento di Anac e procura.

E ora le dimissioni di Paola Muraro dopo aver ricevuto l’avviso di garanzia da parte della procura di Roma aprono una voragine nella giunta capitolina: il video di 33 secondi che la sindaca posta su Facebook dopo l’una e mezzo di notte con cui ha tentato di minimizzare il caso e congelare di fatto la posizione di Muraro in attesa degli sviluppi giudiziari è rimasto l’unica presa di posizione della sindaca che finora aveva difeso a spada tratta il suo assessore. Un po’ poco per dare risposta non solo alla città ma anche agli stessi pentastellati.
E in aula Giulio Cesare la tensione si è fatta sentire con una rissa quasi sfiorata tra i consiglieri Pd e quelli del Movimento Cinque Stelle. I democratici presenti in aula sono intervenuti per chiedere la presenza della sindaca Virginia Raggi perché “all’interno del sito del Comune la Muraro risulta ancora assessore, la sindaca deve risponderci”, ha detto la capogruppo dem Michela di Biase, e perché “Raggi deve venire qui e revocare la nuova macrostruttura Ama decisa lunedì dall’assessora dimissionaria”, ha aggiunto Orlando Corsetti.
Il presidente dell’Aula, Marcello De Vito, ha respinto entrambe le obiezioni bollandole come “inammissibili ai sensi del regolamento” e gli esponenti del Partito democratico hanno esposto cartelli contro la sindaca Raggi come ‘di notte in video, di giorno dorme’, ‘Basta bugie su Muraro’, ‘L’Aula non è Facebook’, ‘La Raggi in Aula’ e ‘Raggi tace, Ama scoppia’.

 

Corsetti ha anche lasciato il proprio scranno e ‘occupato’ quello vuoto della prima cittadina. A quel punto è scattata la protesta dei consiglieri M5S, che hanno chiesto a gran voce a De Vito di cacciare dall’Aula Corsetti, causando la reazione di quest’ultimo che, infuriato, è andato sotto i banchi della maggioranza cominciando a scambiarsi insulti e minacce con i pentastellati, venendo quasi alle mani in particolare con Enrico Stefano e Pietro Calabrese. Una volta tornato l’ordine, lo stesso Calabrese si è avvicinato agli scranni della presidenza protestando a gran voce e lamentando di aver ricevuto minacce ‘colorite’ dai colleghi dell’opposizione: “Non posso tollerare in quest’Aula le minacce di consiglieri che mi dicono che mi ‘rompono il c…’, è una vergogna”.
Oggi i vertici del Movimento, Beppe Grillo e Davide Casaleggio sono a Roma per decidere con i parlamentari l’agenda delle mobilitazioni contro il nuovo governo. Ma è probabile che Grillo vada a Palazzo Senatorio per decidere la “strategia romana”: da una parte la pazienza dei parlamentari del M5S ha superato il livello di guardia, dall’altra i passi falsi della giunta Raggi potrebbero minare la strada che i Cinquestelle considerano a portata di mano del governo nazionale a Cinquestelle.
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