Il sospetto del Pd: il M5s ha paura di votare

Focus

Se i grillini non tengono tutto si complica

Non è tanto la fibrillazione di Angelino Alfano a preoccupare il Pd, che l’aveva messa nel conto, anche se tanta durezza forse non era prevista. La novità è che da oggi pomeriggio il vertice del Nazareno sente puzza di bruciato dalle parti del M5s.

“I sondaggi non li stanno premiando – dice un membro della nuova segreteria che si è riunita oggi pomeriggio per la prima volta – ed è naturale che molti dei loro parlamentari non siano tanto contenti di rischiare il seggio. Certo è che se si tirano fuori si  complica tutto. Ma dovranno spiegarlo ai loro sostenitori e al Paese”.

Le notizie di un dibattito molto complicato in casa pentastellata sono giunte proprio mentre era in corso la segreteria. Si è saputo di una Paola Taverna gridare alla riproposizione di una specie di Porcellum, di una legge che confermerebbe il “Parlamento dei nominati”: ed infatti quella delle preferenze, non previste dal maxi emendamento Fiano, sta diventando la trincea del partito dei frenatori guidato da Alfano e Mdp.

Ai dem non resta che stare a guardare se i propositi di una legge elettorale condivisa, con inevitabile accelerazione verso le urne (i calcoli dicono che se il ‘tedesco’ venisse approvato ai primi di luglio si potrebbe tranquillamente votare il 24 settembre), verranno confermati. A questo punto, è soprattutto dai grillini che si attende una parola definitiva.

Se la convergenza regge, lo spauracchio dei franchi tiratori al Senato non spaventa più di tanto: troppo ampio il margine – Pd, M5s, Fi, FdI, Lega, SI- per temere di andare sotto.

Ma l’aria si è fatta più pesante, è questa la novità di oggi.

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