Illusionisti e Alice a Roma, le meraviglie ci rianimano…

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Talvolta, nella vita, la fantasia ha proprio bisogno di mettere in scacco scienza e tradizione: ecco Alice in Wonderland e Supermagic 2019

Di sangue e di latte. Di rabbia e di pace. Di furia e di calma. Una scena dagli accostamenti cromatici vividissimi dove avvampa sullo sfondo un bocciolo rosso e un sipario: la finzione non dà scampo nemmeno alla natura, e questa diventa terreno di sfida e di affermazione del potere più cieco. I giardinieri cercano di tingere di vermiglio le rose bianche perché, per accontentare la terribile Regina Rossa non devono essere candide, ma l’irosa padrona, circondata di fanti e cortigiani, irrompe, li smaschera e minaccia decapitazioni perché i suoi desideri sono stati interrotti. Anche la semplicità floreale e l’innocenza dei suoi custodi non sono beni eterni, ma deperibili, e bisogna salvarli dall’attacco dei tiranni. Picche e cuori, quadri e fiori: il mazzo delle carte è sempre lo stesso, dalla notte dei tempi, ma bisogna far uscire il seme giusto… E se ci arriva l’aiutino del Cappellaio Matto o dello Stregatto, meglio ancora…

E’ uno degli affreschi più belli, travolgente da un punto di vista scenografico, musicale e coreografico, di questo Alice in Wonderland (al Brancaccio di Roma fino al 3 febbraio), tratto dall’omonimo racconto di Lewis Carroll, già di per sé ricco di metafore, allegorie, interpretazioni favolistiche filosofiche e psicanalitiche di rara fattura. Lo spettacolo è senz’altro bello, sontuosità, fisicità, delicatezza e nostalgia alla fine si equilibrano, anche se la dimensione onirica della narrazione è un po’ troppo schiacciata sulla sua versione performativa e circense, con numeri internazionali di ballerini e acrobati che rasentano l’inverosimile e la pericolosità estrema, col rischio che la maestà muscolare e la ridondanza “talent” degli artisti-atleti ingoino un po’ troppo le valenze surreali del testo. La conclusione del musical risulta un po’ mozza, come interrotta, lascia perplessi, mentre belle sono le figurazioni elettroniche e iconografiche che si sviluppano alle spalle degli artisti stessi, e che dimostrano come il vero Paese delle meraviglie viva dentro e fuori di noi, nel piccolo e nel grande, nelle molecole e nei corpi celesti, nei petali di un fiore e nei labirinti dell’essere, rendendoci abitanti a pieno titolo di tutte le architetture del cosmo. Che è poi una delle ermeneutiche di Alice che, rispetto ai suoi sogni e ai suoi incubi, è, a seconda dei casi, minuscola e titanica, e poi di nuovo “normale”, cioè individuata come persona umana.

Il Circus-Theatre ELYSIUM, anima dell’allestimento, è stato fondato nel 2012. Un circo collettivo iniziato con pochi numeri, riuniti sotto il titolo “Fairytale Show”; un progetto artistico nato dall’ispirazione di Oleg Apelfed, capace di raccogliere intorno a sé un cast di professionisti di respiro internazionale. Progetto portato avanti anche grazie a Maria Remneva, direttrice del Circo Nazionale dell’Ucraina che, con più di vent’anni di esperienza ha vinto molteplici premi tra cui tre medaglie d’oro e la competizione internazionale degli artisti circensi a Parigi.

E autentiche stelle mondiali, a livello di illusionismo e prestidigitazione, propone anche Supermagic 2019, il Festival internazionale della magia (al teatro Olimpico di Roma fino al 3 febbraio), quest’anno intitolato alle Alchimie che echeggiano pietre filosofali, riti occulti, veggenti e segreti millenari. E a ogni edizione (la sedicesima, stavolta, anche se leggermente sotto tono rispetto alle precedenti) lo stato d’animo quando si abbandona la sala è all’insegna dello stupore più totale, dello stordimento, di un leggero risentimento, quasi, verso questi istrionici esploratori dell’impossibile che mettono a soqquadro le regole della ragione, la simmetria della percezione, nonostante i numeri e i repertori tendano ormai a ripetersi. Ma intanto, come avrà fatto il coreano Sangsoon Kim a far apparire e sparire tante scarpe da ginnastica, a farle cambiare di colore e di forma, ad allungarle dalle dimensioni da neonato a quelle di chi porta un 45? Come avrà fatto lo stesso ideatore e organizzatore della kermesse, Remo Pannain, ad aggiungere nuove schegge ad un puzzle che sembrava già chiuso e definito senza che la sua geometria salti in aria, anzi tornando sempre alla sagoma di prima? Da dove fa uscire fuori delle leggiadre colombe Maxim, giovane manipolatore che ha vinto il primo premio al concorso internazionale di San Marino nel 2018 e si è già esibito in alcuni tra i più importanti spettacoli di magia in Italia e all’estero? Come fa la trasformista francese Nathalie Romier a cambiare abito come un Fregoli in gonnella, in poche frazioni di secondo, passando da lustrini ad abiti da sposa, da tailleur corti a completi con giacca, incantando, tra l’altro, il pubblico con una splendida voce che ripropone i brani più belli della storia musicale d’Oltralpe? E soprattutto, come fa lo scozzese Lord Martin, in perfetto kilt a scacchi delle fredde lande d’Oltremanica, a ficcare la sua partner nel baule di sotto e ad apparire lui sopra senza alcun legaccio, mentre fino a cinque secondi prima le posizioni erano completamente invertite?

Insomma, fra supplizi alla The Saw e donne segate in due, foulard che diventano sigarette fumanti e sabbia che esce dalle mani, recordmen dell’escapologia ed eleganti micromaghi dalle dita agilissime, mimi ipnotici e scrigni dai mille doppifondi, la manifestazione prosegue come sempre, gradevole ed esoterica. E il viluppo per la nostra mente è proprio lì: come avrà fatto tizio o caio? Come fa quel materiale a deformarsi? Come fa la realtà a sparire o ad apparire a un minimo schiocco o forza del pensiero. Nessuna risposta valida. Il trucco c’è ma non si vede. E talvolta, nella vita, la fantasia ha proprio bisogno di mettere in scacco scienza e tradizione. Il progresso delle nostre anime sta anche qui: essere irrorate dall’Indeterminato. Bentornati maestri delle sparizioni.

 

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