Ilva, Di Maio il “non-decisore” gioca con le parole (e con una città)

Focus

Il ministro del Lavoro non rende pubblico il parere dell’Avvocatura e parla di “gara illegittima ma non annullabile”. Calenda: “Confusione e dilettantismo”

Dopo la scomparsa dei fatti, sostituiti dai post, siamo alla scomparsa delle carte, sostituite dai commenti. È ciò a cui si è assistito oggi, con il vicepremier e ministro del Lavoro Luigi Di Maio che, nella conferenza stampa convocata per rendere noto il parere dell’Avvocatura sulla gara per l’assegnazione di Ilva (vinta da Arcelor Mittal), ha in realtà reso noto, di parere, solo il suo, tenendo la sentenza dell’Avvocatura di Stato ben chiusa in un cassetto.

Al netto delle considerazioni sulla mancanza di trasparenza da parte di chi della trasparenza ha fatto una bandiera, il punto è adesso capire quale sia il destino che attende l’Ilva, e con lei una città e centinaia di lavoratori.

Secondo il ministro il parere dell’Avvocatura richiamerebbe “forti criticità e nuovi elementi che porterebbero al sospetto di illegittimità dell’atto” a causa di un sospetto ‘eccesso di potere’ dovuto, ha riferito Di Maio, “alla negata possibilità di effettuare rilanci per migliorare l’offerta”.

Ma in realtà ciò che sembra (non essendo state rese pubbliche le carte) è che l’Avvocatura sia tornata sui nodi già emersi dall’esame dell’Autorità anticorruzione, nodi che però non configurano l’annullamento automatico della gara.

Da questo deriverebbe l’affermazione-ossimoro di Di Maio, che in conferenza stampa ha parlato di “gara illegittima, ma che non si può annullare”.

Ciò significa che la decisione spetta adesso allo stesso Di Maio, che  nel solito gioco del colpo al cerchio e alla botte, ha preso tempo, parlando di trattative che andrebbero avanti “contestualmente alla verifica della legittimità” e insieme attendendo che si facciano avanti generiche “aziende interessate”, eventualità che potrebbe far propendere il governo per l’annullamento della gara.

Di fatto una non-decisione, condita dal solito virulento attacco a “quelli che c’erano prima” (il vicepremier ha parlato di “delitto perfetto”), che ha scatenato non solo le proteste di chi sedeva nel governo precedente, ma anche degli industriali e del sindaco di Taranto.

Netto, come sempre, è stato il commento dell’ex ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda, che in un tweet ha scritto: “Caro Di Maio il “delitto (im)perfetto” è il tuo verso la nostra intelligenza. Se la gara è viziata annullala. “Potremmo se ci fosse qualcuno interessato” e le altre fesserie del genere che ci stai propinando da mesi, dimostrano solo confusione e dilettantismo“.

Mentre per Teresa Bellanova, l’ex viceministro incaricato della trattativa, la posizione di Di Maio è “Allucinante. Ci aspettavamo di conoscere finalmente il parere dell’Avvocatura dello Stato, ci siamo sorbiti invece il commento, confuso e sibillino oltre che concettualmente e politicamente pericoloso, di un incompetente Ministro”.

Si è fatto sentire anche il leader della fim-cisl, Marco Bentivogli, che ha affermato: “Se “delitto perfetto” si assuma responsabilità di annullare gara. Altrimenti il suo gioco delle tre carte è sulla pelle di cittadini e lavoratori Taranto”.

Duro anche il commento del presidente di Confindustria Taranto, per il quale “su Ilva continuiamo a decidere di non decidere e questo è aberrante e ci preoccupa fortemente”, e del sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, per il quale “si sta consumando una farsa” .

Sul fronte politico si è fatto sentire il segretario del Pd Maurizio Martina, che su twitter ha scritto: “Su #Ilva governo irresponsabile. La strategia è sempre quella: giocare con le parole, individuare un nemico, non prendersi responsabilità. Tutto sulla pelle dei lavoratori, delle famiglie e della comunità di Taranto”.

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