Ilva, ecco cosa prevede l’accordo punto per punto

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Salgono a 10.700 le riassunzioni. Garantiti tutti i lavoratori

L’accordo c’è. La soddisfazione dei rappresentanti dei lavoratori anche. Ma cosa prevede nel merito l’intesa tra sindacati e commissari straordinari sul futuro dell’Ilva?

Il primo punto da rilevare, ottenuto da Cgil, Cisl e Uil, è senza dubbio la garanzia di occupazione di tutti i lavoratori a fine piano. L’accordo infatti assume da subito 10.700 lavoratori: 400 in più rispetto all’ultima versione dell’accordo, grazie appunto all’ostinazione delle sigle sindacali che in nottata , durante un’estenuante trattativa, sono riuscite a far cambiare idea agli acquirenti dell’Ilva, Arcelor Mittal.

Per garantire tutti i dipendenti vengono quindi azzerati gli esuberi, che la cordata si impegna a riassorbire dal 2024. Sempre sul capitolo lavoratori, c’è poi l’avvio di un sostanzioso piano di incentivazione per 250 milioni, circa 100 mila euro lordi a lavoratore in caso di uscita anticipata. Tutti coloro i quali non riusciranno ad essere coinvolti nelle procedure di esodo riceveranno invece una proposta di lavoro da Arcelor Mittal.

Sul piano qualitativo, invece, nell’intesa vengono confermati i livelli salariali e le normative (contrattuali e di legge) di cui ad oggi godono i lavoratori Ilva. Rimarrà quindi l’articolo 18.

Terzo punto riguarda il capitolo investimenti. In questo caso l’accordo prevede un piano industriale di 4,2 miliardi di euro di cui 1,15 per le risorse da destinare sulla tutela dell’ambiente.

Infine il piano ambientale: migliorato, a giudizio dei sindacati, a seguito delle loro continue richieste grazie alle quali verrà posto un limite fortissimo alle emissioni inquinanti. ArcelorMittal ha l’obiettivo di produrre 9 milioni e mezzo di tonnellate di acciaio, e lo dovrà fare nel rispetto dell’ambiente, facendo tutte le rilevazioni necessarie alla valutazione del danno sanitario per tutelare la salute dei cittadini di Taranto.

Si chiude perciò un capitolo importante per l’industria italiana, sulla scia di un impianto limato e costruito dal precedente governo, con un risultato politico del ministro Di Maio che equivale però a un dietro front. Il vicepremier grillino ha infatti cambiato direzione rispetto alle precedenti (roboanti) dichiarazioni in cui prometteva di annullare la gara e di chiudere lo stabilimento. Dunque l’ennesima retromarcia targata Cinque Stelle dopo il passo indietro di ieri sui vaccini e il cambio di passo sulle politiche di bilancio (adesso rispettose delle regole europee). Tutto, parrebbe, fuorché un cambiamento: o meglio è un cambiamento – anzi una retromarcia – rispetto alle loro posizioni.

E adesso Di Maio, che firmerà l’accordo, dovrà spiegare ai militanti grillini perché lo stabilimento non chiude, come il Movimento chiedeva in campagna elettorale.

 

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