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Di Maio ha perso troppo tempo, ora chiarisca la sua posizione

Ci auguriamo che tra qualche ora il ministro Di Maio esca finalmente dalle tante vaghezze e inconsistenze che finora lo hanno caratterizzato e dica parole chiare e di verità su futuro e rilancio dell’Ilva. Chiarendo se quello odierno è un incontro privato o un tavolo di trattativa. E’ un doveroso e imprescindibile chiarimento che Di Maio deve, oltre che ai soggetti convocati, a lavoratori, territori interessati, cittadini coinvolti nei processi di risanamento e ambientalizzazione.

Allo stesso tempo smetta di tergiversare e dichiari se in tutta legittimità il Governo è impegnato sul rilancio di Ilva dal momento che lo stesso ministro dell’Ambiente su cui era stato scaricato il tema dell’interesse pubblico ha valutato, a quanto è dato sapere da indiscrezioni giornalistiche, positivamente il Piano di ambientalizzazione.

Non è possibile questa gestione maldestra di una trattativa così complessa che riguarda molto da vicino il futuro di una parte importantissima – territoriale, sociale ed economica – del nostro sistema-paese, il più grande stabilimento siderurgico d’Europa, una città che nei decenni precedenti ha pagato un prezzo altissimo e che ora potrà essere investita da un Piano di ambientalizzazione.

Il ministro ha il dovere di indicare la posizione sua e del Governo e avrebbe dovuto convocare per tempo le parti senza aspettare che i sindacati proclamassero lo sciopero generale.

Nei giorni scorsi sono stata a Piombino, dove è in corso l’investimento del colosso indiano Jindall, e poi a Taranto per discutere con le imprese dell’indotto Ilva e con i sindacati.

Come Italia ci stiamo giocando sull’acciaio, con l’investimento delle due maggiori aziende mondiali, sette miliardi di investimenti esteri: 5miliardi e 400milioni sull’Ilva, oltre 1 miliardo sull’Ilva di Piombino.

Una cifra enorme che non possiamo mettere a rischio e che non alimenta il conflitto lavoro-salute, lavoro-ambiente perché proprio per Ilva il precedente Governo ha stabilito per legge la priorità del Piano ambientale rispetto a quello industriale e nel corso della trattativa avevamo lavorato per migliorare ulteriormente il Piano ambientale, come dimostra tra l’altro l’anticipazione dei lavori di copertura dei Parchi Minerari, e il lavoro svolto dal Commissario per l’Ambiente in questi anni.

La questione è semplice. Riattivare subito, cosa ben diversa dalla convocazione di un incontro, il tavolo di trattativa tra sindacati e investitore, come tale aperto da impegno assunto dal ministro il giorno del suo insediamento alla partecipazione degli esponenti parlamentari. La tanto decantata trasparenza si infrange dinanzi alla prassi concreta. Il ministro ha paura che altri possano partecipare e dunque constatare che l’illegittimità è solo frutto della propaganda politica? O che emerga come nessun miglioramento è stato apportato rispetto alle proposte presenti sul tavolo nei 32 incontri tenuti dal precedente Governo e che ho personalmente presidiato. Rispetto a quanto proprio noi avevamo avanzato alle parti e dove non un lavoratore era a rischio.

Quella ipotesi di accordo prevedeva infatti da subito; 10mila lavoratori assunti da AM, cui venivano garantiti i diritti economici e normativi acquisiti inclusa l’anzianità di servizio e l’articolo 18, e almeno ulteriori 1.500 a tempo pieno assunti da una società costituita con la partecipazione di Invitalia. Contemplava strumenti per gli esodi incentivati comprese 100mila euro a lavoratore oltre alla cassa integrazione fino al 2023 e l’impegno di AM a supportare il perseguimento della stabilità occupazionale per tutti i dipendenti Ilva. Garantiva ai lavoratori restanti la permanenza in AS per le opere di ambientalizzazione e indicava le garanzie occupazionali per tutti i lavoratori coinvolti nel processo di rilancio dell’Ilva perché avessero garanzie di continuità occupazionale a tempo indeterminato. Rafforzava le misure sulla tutela e sulla salvaguardia ambientale e specificava le azioni per Genova, a partire dall’Accordo di Programma, e per Taranto, con uno specifico Protocollo d’Intesa dove, come si ricorderà, veniva indicata anche la Valutazione del Danno sanitario.

Proposta che naturalmente può essere ulteriormente migliorata se ci sono le condizioni – e le condizioni si determinano concretamente solo nella trattativa.

Basta con i forse, vedremo, faremo. Si è perso già fin troppo tempo. L’Ilva continua a perdere 1 milione di euro al giorno, ogni minuto perso significa rischio concreto anche per la vita dei lavoratori perché senza risorse e senza manutenzioni è a rischio la vita di chi lavora, dal 15 settembre l’Amministrazione straordinaria, che non verrà rifinanziata, non avrà a disposizione più alcuna risorsa e le imprese dell’indotto sono allo stremo.

Se salta Ilva si indebolisce la competitività del Paese.

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