Emiliano rinuncia alla sospensiva. Calenda: “Ora lavoriamo per il ritiro del ricorso”

Focus

Ma il governatore pugliese insiste: “Il ricorso rimane in piedi e non verrà ritirato fino a che non verrà raggiunto un accordo sul piano industriale e ambientale tra tutte le parti del tavolo”

Sembra che la tensione tra governo ed enti locali in Puglia inizi a sciogliersi e questo potrebbe portare a dei risultati nella vicenda Ilva. Regione Puglie e Comune di Taranto hanno rinunciato alla richiesta di sospensiva al Tar sul decreto del governo che contiene il piano ambientale per l’acciaieria. Un piano ambientale che prevede la copertura dei parchi minerari per impedire la diffusione delle polveri dell’acciaieria nell’aria.

Un passo importante non solo dal punto di vista della salute dei cittadini ma anche dei lavoratori che con il ritiro della sospensiva non si rischia la chiusura dello stabilimento come ha evidenziato anche il ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda su Twitter.

Resta in piedi la questione del ricorso, come si legge nel tweet del ministro, e come ricordato ieri dal premier Paolo Gentiloni che aveva lanciato un altro appello al governatore Michele Emiliano e al sindaco di Taranto Rinaldo Melucci affinché ritirino il ricorso, evitando “che la situazione arrivi a punti di crisi gravissimi in termini occupazionali e ambientali”.
Ma, dopo il passo indietro sulla sospensiva, Emiliano al momento non sembra volersi muovere dalla sua posizione riguardo al ricorso che, ha ribadito, “rimane in piedi e non verrà ritirato fino a che non verrà raggiunto un accordo sul piano industriale e ambientale tra tutte le parti del tavolo”.
Secondo Emiliano, durante l’ultimo tavolo sull’Ilva del 20 dicembre “la Regione Puglia e il Comune di Taranto avevano chiaramente dichiarato, ribadendolo poi nel corso dell’incontro, l’intenzione di rinunciare alla richiesta cautelare, attesa la convocazione del tavolo e l’inizio dei lavori. Ciononostante – ha aggiunto Emiliano – il ministro Calenda in quella occasione si alzò bruscamente dal tavolo e andò via. Prendiamo atto che oggi ha cambiato idea ed è pronto a lavorare con Regione e Comune. E questa è una buona notizia”.
Resta quindi la preoccupazione per il ricorso. Preoccupazione che è stata espressa anche dal presidente di Federacciai Antonio Gozzi in un’intervista sul Sole 24 Ore. “Mittal chiede di inserire clausole sospensive e risolutive. Nell’incertezza del giudizio è chiaro che tutto rischia di fermarsi, se non si risolve l’ostacolo del ricorso non può che essere standby”, ha detto il presidente di Federacciai. “Mi preoccupano – ha aggiunto Gozzi – il presidente della Regione Puglia e il sindaco di Taranto: anche i sindacati, Fiom, compresa, hanno chiesto di ritirare il ricorso, e questo la dice lunga”.
Nel frattempo, entro oggi l’amministrazione straordinaria dell’Ilva salderà “tutto lo scaduto accumulato fino al 10 dicembre 2017 per un ammontare di oltre 30 milioni di euro” ai fornitori dell’indotto pugliese.
https://twitter.com/CarloCalenda/status/946712214429421570
La cifra rappresenta “la quasi totalità delle cifre esigibili mentre il pagamento di una piccola parte residuale, avverrà a seguito delle verifiche necessarie previste, nei primi giorni di gennaio”. La somma, si legge in un comunicato dell’amministrazione straordinaria, va ad aggiungersi ai 220 milioni di euro che Ilva ha già versato dall’inizio dell’anno a oggi per un totale di oltre 250 milioni di euro pagati nel 2017 alle imprese del territorio pugliese”.
“Le risorse – si legge nella nota – sono state individuate grazie alla disponibilità del governo a finanziare la fase gestionale che precede il closing dell’operazione con il nuovo investitore e di Banca Intesa SanPaolo che ha anticipato al mese di dicembre l’erogazione delle somme che erano previste per gennaio 2018. La società, pur nelle difficoltà economiche sta compiendo ogni possibile sforzo per onorare tutti gli impegni e dare serenità e fiducia alle imprese del territorio”.

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