Giochi pericolosi sull’ex Ilva di Taranto

Focus

Sull’ex Ilva il governo deve smetterla di cambiare continuamente quelli che sono i suoi affidamenti

Questo esecutivo si sta dimostrando sempre più un esecutivo contro: contro il lavoro, contro le imprese, contro lo sviluppo e contro l’ambiente, che continua a mortificare l’Italia che lavora e che produce.

La vicenda ex-Ilva ora Arcelor Mittal è sintomatica di questa patologia. Dopo gli annunci un po’ in sordina  del Ministro Costa, qualche settimana fa sulla volontà di rimettere le mani sull’Aia (Autorizzazione integrale Ambientale). La conferma è arrivata lunedì scorso dal Ministro dello Sviluppo Economico Di Maio nella riunione alla Prefettura a Taranto. Una scelta che non poteva non avere reazioni, l’azienda che nel tardo pomeriggio di ieri ha fatto sapere per voce dell’ad Van Poelvoorde che il prossimo 6 settembre se non verrà rimossa – come prevede una nuova disposizione del “decreto Crescita”- l’immunità penale che ha finora coperto gli amministratori dell’ex Ilva, non ci sarà altra scelta che chiudere gli impianti dell’acciaieria di Taranto ora gestita da ArcelorMittal.

Un annuncio quello dell’azienda  che segue quello sulla richiesta di ammortizzatori per oltre 1400 lavoratori a causa di un calo della richiesta di acciaio in Europa.

Come ebbi a dire qualche mese fa, la vicenda dello stabilimento ex-Ilva di Taranto era, e purtroppo continua ad essere, un grande cartello alle imprese di tutto il mondo con su scritto: non venite ad investire in Italia.

Nonostante l’intesa che avevamo raggiunto e che sembrava aver messo nel binario del risanamento ambientale e del rilancio industriale il più grande siderurgico d’Europa,  siamo di nuovo di fronte ad una situazione che ha del paradossale, se non fosse tragica per il fatto che mette a rischio, non solo 20mila posti di lavoro e l’1% del Pil nazionale ma anche il risanamento ambientale di una grande area siderurgica come quella di Taranto.

Il 9 luglio siamo stati convocati al MISE per discutere sulla cassa integrazione ordinaria  per i circa 1400 lavoratori annunciata dall’azienda: 13 settimane a partire dal 1 luglio, per crisi di mercato. Su questa chiederemo il ritiro, anche perché l’azienda ancora deve chiarire situazione del mercato dell’acciaio; stato di avanzamento del Piano ambientale; Piano industriale e Piano occupazionale.  E’ chiaro che  cambiando continuamente le regole del gioco a scopo elettorale – come sta facendo il ministro Di Maio – è molto pericoloso e si fornisce un alibi all’azienda.

Una cosa che il Ministro e l’esecutivo omettono di raccontare è che in queste condizioni  si rischia seriamente di far saltare, e comunque ritardare, l’unico  piano di risanamento ambientale ad oggi sul tavolo per ex-l’Ilva.

Per queste ragioni l’ennesimo cambio di rotta dell’esecutivo e del Ministro Di Maio non trova ragioni se non sul piano di una continua e logorante campagna elettorale carsica all’interno del governo. Un gioco pericoloso che senza tener conto dell’interesse generale, del Paese accarezza solo la pancia dell’una o all’altra parte di sostenitori dei due schieramenti che compongono l’esecutivo: Lega Nord e 5 Stelle.

Un gioco pericoloso che ci sta facendo perdere ad oggi,  solo con le parole, milioni di euro con lo spread e la credibilità internazionale e con la riesplosione della cassa integrazione e delle crisi aziendali, tra gli 80 e i 280 mila lavoratori coinvolti, rischia di far ripiombare in una crisi profonda il lavoro e l’occupazione.

Il 14 giugno scorso abbiamo fatto uno sciopero generale come metalmeccanici, riuscitissimo, proprio per rimettere al centro dell’agenda di governo il lavoro e  l’industria, ma le priorità per l’esecutivo continuano ad essere altre. Il decreto crescita lo hanno votato entrambi e l’ordine del giorno proposto dalla lega è talmente generico e talmente innocuo dal punta di vista dell’efficacia che ha tradito le sue buone intenzioni sulla opa nei confronti del partito del Pil.

Sull’ex Ilva il governo deve smetterla di cambiare continuamente quelli che sono i suoi affidamenti. L’azienda ha fatto un accordo con noi davanti al ministro Di Maio, un quadro preciso e chiaro sulla vertenza che è stato condiviso sia dal Ministero dell’Ambiente Costa che da quello dello Sviluppo Economico Di Maio.

Cambiare e rivedere costantemente le regole è  pericoloso. Anche perché l’immunità penale non riguarda un’immunità tout cout, ma riguarda l’immunità per lavoratori e quadri dirigenti che hanno assunto recentemente incarichi e non possono essere perseguiti nel momento in cui applicano l’Aia, che ha proprio l’obiettivo di bonificare, ambientalizzare e rendere più sicuro il sito. Siamo di fronte ad una schizofrenia che ha dell’incredibile. Questo aiuta a lasciare sopra il nostro paese un cartello enorme con su scritto: se avete buone intenzioni, state lontani dall’Italia.

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