L’Ilva ai tempi dei 5 Stelle. Il futuro dello stabilimento dopo la vittoria

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Calenda rinvia gli incontri fissati sullo stabilimento e sfida i 5 Stelle

L’onda del Movimento 5 stelle si abbattuta sulla Puglia spazzando via e travolgendo i partiti e le coalizioni tradizionali, in primis il Pd che in quella terra governa con Michele Emiliano. Sarà necessario capire cosa è successo e perché, rimettersi in carreggiata molto presto ma ora quali sono le ripercussioni di questa vittoria?

Partiamo dall’Ilva, che in quella regione è croce e delizia. Non si può prescindere da quello stabilimento che dà da lavorare a più di 20000 famiglie ma non si può nemmeno pensare di chiudere un occhio (o addirittura due) sui danni ambientale che l’acciaieria ha provocato negli anni.

Qual è la posizione del M5S in Puglia sull’Ilva?

Il Movimento 5 stelle è stato chiaro: chiudere lo stabilimento e riconvertire. Come fare? Che tipo di  riconversione mettere in atto? Che fine faranno i lavoratori? Tutte domande a cui non possiamo rispondere visto la fumosità dei programmi del Movimento sul tema.

Giovanni Vianello, uno candidati pentastellati in una conferenza stampa in campagna elettorale aveva ribadito la linea del Movimento 5 Stelle: “E’ il mercato che sta facendo chiudere l’Ilva perché la sovrapproduzione di acciaio che c’è in Europa è di oltre 10 milioni di tonnellate annue. La strada che indichiamo noi è quella della riconversione economica di Taranto, così come è stato fatto a Bilbao, Pittsburgh e nella Ruhr. In questo dobbiamo essere uniti: cittadini e lavoratori. Non dobbiamo farci più dividere dal ricatto occupazionale. Dobbiamo rispedirlo al mittente”

Eppure i lavoratori dell’Ilva ora sono preoccupati per quel lavoro che potrebbero perdere. Lettera 43 riporta l’apprensione tra gli operai il giorno dopo il voto. Francesco Brigati, Rsu della Fiom, racconta: “Stamattina girando per lo stabilimento gli operai mi chiedevano cosa succede adesso, che ne sarà del percorso lavorativo di ognuno. Domande a cui io non so rispondere. Siamo tra due fuochi: non accettiamo di subire il ricatto occupazionale, ma nemmeno si può pensare di chiudere tutto”. A sentire Brigati “sono molti i nostri iscritti che hanno votato cinque stelle. Ma mica perché vogliono chiudere lo stabilimento“.

Eppure i grillini erano stati chiari sui loro propositi e il risultato li ha premiti: alla Camera il M5s ha preso nel collegio di Taranto il 47,7%, il 45,6%a al Senato. Quindi? Una lettura interessante, sempre citata su Lettera 43,  è quella di Antonio Talò, segretario della Uilm che è il sindacato più rappresentativo in Ilva: “O c’è stata una gigantesca sottovalutazione, oppure la gente pensa che un partito vale l’altro, e tanto non cambia nulla”.

Eppure qualcosa è già cambiato

La prima diretta conseguenza di quanto avvenuto dopo i risultati delle elezioni politiche è il rinvio degli incontri fissati sulla vertenza Ilva dal ministero dello Sviluppo economico. E’ chiaro che adesso la vertenza su Ilva sarà congelata sino a quando non si formerà un nuovo governo. Il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda però non abbandona la nave e su twitter scrive:

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