Perché i lavoratori dell’Ilva hanno deciso di scioperare?

Focus

A preoccupare i lavoratori il rischio di tagli ed esuberi proposti in un nuovo piano aziendale

Sciopero nelle prime quattro ore del primo turno di domani per i lavoratori diretti dell’Ilva e dell’appalto: lo ha deciso il Consiglio di fabbrica dell’azienda tarantina dopo un’assemblea nello stabilimento. Questa mattina i lavoratori si erano riuniti per discutere del loro futuro. All’ordine del giorno, la situazione dell’azienda dopo il confronto di ieri al Mise col ministro Calenda, il vice Bellanova e i commissari della stessa Ilva in cui sono stati presentati i piani industriali presentati dalle due cordate interessate a rilevare l’azienda. A preoccupare i lavoratori il rischio di tagli ed esuberi proposti in un nuovo piano aziendale; una situazione inaccettabile che ha fatto mettere sul piede di guerra tutti i sindacati.

“Abbiamo un primo importante appuntamento nelle prossime ore – sottolinea Antonio Talò, segretario della Uilm Taranto, – domani torniamo al Mise, poi vedremo la situazione nelle assemblee in fabbrica che convocheremo nei prossimi giorni. Col ministero domani dobbiamo discutere del quadro di garanzie. In sostanza, quali strumenti e risorse mette in campo il Governo per gestire la ristrutturazione dell’Ilva. Questo è un punto fondamentale. Il governo deve dirci come si approccia all’operazione, cosa fa di concreto. Poi, chiarito il quadro delle garanzie generali – rileva Talò- possiamo cominciare a discutere con la cordata Arcelor Mittal e Marcegaglia dello specifico e dei numeri del riassetto”.

“E’ vero che ogni ristrutturazione industriale presenta delle spine”, dichiara Biagio Prisciano, della Fim Cisl di Taranto, ma qui vediamo soltanto queste. E’ inaccettabile per noi parlare di migliaia di esuberi e la conclusione è la stessa sia che si parli di Arcelor Mittal che di Jindal. Si’, Jindal alla fine del percorso, nel 2024, ci offre numeri occupazionali migliori rispetto al concorrente, ma come? Tagliando il salario dei lavoratori. E’ questo è inaccettabile, non ci siamo proprio. Col ministero dobbiamo approfondire molte cose – rileva Prisciano -, a partire dagli investimenti ambientali, da quelli industriali, capire insomma per bene cosa la cordata di Arcelor Mittal e Marcegaglia vuole fare a Taranto. Ci sono molte carenze nel loro piano e dei tubifici, per esempio, che è un asset forte del siderurgico, oltre ad essere un’area ad elevata occupazione, non si parla”.

Dal Mise arriva però una smentita sulla questioni esuberi: “Nessun lavoratore sarà licenziato e/o lasciato privo di protezione”. Dal ministero fanno sapere che si sta lavorando per garantire il più alto piano occupazionale possibile: “Oggi l’organico delle società Ilva oggetto del trasferimento è composto da 14.220 lavoratori ad oggi effettivi, di cui circa 2400 in cassa integrazione. La differenza tra la situazione attuale e quella post-acquisizione sarebbe dunque di circa 2.400 persone in più in cassa integrazione”.

In riferimento alle interpretazioni relative alle proposte di acquisto di Ilva, le fonti precisano “che i livelli occupazionali sono legati a quelli produttivi. La produzione di Ilva è limitata per i prossimi anni a 6 milioni di tonnellate, fino al completamento del piano ambientale. Tale limite costituisce una prescrizione del Ministero dell’Ambiente per garantire il rispetto degli standard emissivi”. L’offerta di AM Investco, riferiscono le stesse fonti, “prevede l’assunzione di 9.407 lavoratori, mentre resterebbero in cassa integrazione nell’amministrazione straordinaria 4.813 persone”.

Ad intervenire sull’argomento anche Matteo Renzi durante il nuovo format “Ore nove”: “Seguiamo la vicenda con Teresa Bellanova, che ora è anche nella segreteria del Pd” aggiungendo anche che ora il punto è il numero di lavoratori che non perdono il posto di lavoro, “che deve essere il numero più alto possibile”.

 


 

 

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