“Impegnatevi di più”: quelle parole di Bussetti che umiliano il Sud

Focus

Polemiche per le parole dl ministro dell’Istruzione che non fa altro che alimentare pregiudizi

La propria natura non si può nascondere a lungo. E così il ministro Bussetti getta la maschera e svela il suo vero volto: quello del leghista impenitente.

Durante la sua visita ad Afragola, comune in provincia di Napoli, il ministro leghista, alla domanda di un cronista di un’emittente locale se servissero più fondi al Sud per recuperare il gap con le scuole del Nord, ha risposto: “No, ci vuole l’impegno del Sud, vi dovete impegnare forte, questo ci vuole”. Non più fondi quindi ma “impegno, lavoro e sacrificio”. Una risposta che non fa altro che alimentare pregiudizi decennali sul Mezzogiorno e che un ministro della Repubblica italiana non dovrebbe permettersi neanche di pensare.

Le reazioni non sono tardate ad arrivare. A partire dal presidente dell’Associazione nazionale presidi, Antonello Giannelli, che dice: “Il ministro dell’istruzione Marco Bussetti non può delegittimare il personale ‘del Sud’ usando espressioni divisive che lasciano intendere che nel Sud non ci si impegna adeguatamente. Forse il ministro ignora che in molte aree del sud le scuole sono l’unico avamposto dello Stato. Delegittimare chi vi lavora significa screditare ed è inaccettabile”.

Anche dal Pd la presa di posizione è netta

Simona Malpezzi in una nota scrive: “Il ministro Bussetti deve chiarire, è grave che abbia sostenuto che le scuole del Sud non avranno un solo euro per colmare il divario con quelle del Nord e che l’unico strumento che hanno è ‘metterci più impegno, lavoro e sacrificio'”. Il Gruppo Pd chiederà un’interrogazione urgente al ministro: “La scuola del Mezzogiorno dovrà rassegnarsi a cavarsela senza finanziamenti aggiuntivi nonostante le evidenti carenze di sistema? – aggiunge -. Si tratta di parole inqualificabili, offensive e piene di luoghi comuni che non tengono conto del dovere costituzionale di garantire l’eguaglianza effettiva delle risorse da destinare al sistema scolastico del nostro Paese in ogni area geografica. E non tengono neppure conto dello straordinario impegno di molti docenti che lavorano in aree a rischio, con alti tassi di dispersione e criminalità. L’istruzione pubblica è un valore nazionale condiviso su cui si fonda la nostra Repubblica e, in tal senso, deve offrire a tutti uguali opportunità. Mettere in discussione questo principio, significa minare alle basi il nostro stato di diritto”. “I cittadini stanno ancora aspettando le risorse per gli asili e per l’edilizia scolastica, già stanziate dai precedenti governi. Per questo lunedì depositeremo un’interrogazione per chiedere conto delle sue parole e delle mancate azioni. La scuola ha bisogno di risorse e progetti e non di parole vuote, offensive e senza senso”, conclude Malpezzi.

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