Incendio nella tendopoli di San Ferdinando, morto un altro migrante

Focus

Con la vittima di stanotte salgono a 4 i morti registrati, in poco più di un anno, tra gli immigrati insediati a San Ferdinando, nella piana di Gioia Tauro

Si muore anche nella tendopoli. Un migrante è morto nella notte in un incendio divampato nella nuova tendopoli di San Ferdinando (nella piana di Gioia Tauro). Sylla Noumo non ce l’ha fatta. Aveva 32 anni ed era originario del Senegal, trasferito nella nuova struttura a seguito dell’abbattimento della baraccopoli lo scorso 7 marzo. Era stato il ministro dell’Interno Matteo Salvini, dopo l’ultimo rogo del 16 febbraio scorso, ad annunciare che la vecchia struttura sarebbe stata abbattuta. Ma la domanda che ci si pone è come sia stato possibile non riuscire ad andare oltre le tende. Peraltro lasciando quegli uomini in condizioni di igiene non ottimali.

Operazioni di sgombero e poi di demolizione che sono cominciate il 6 marzo e si sono concluse il giorno successivo creando una sorta di evento mediatico, con circa 600 gli uomini in campo, tra forze dell’ordine, vigili del fuoco e operatori sanitari per trasferire più di un migliaio di lavoratori. Nonostante gli sgomberi e le demolizioni a San Ferdinando si continua però a morire. Questa notte la tragedia, l’ennesima, che fa salire a 4 i morti registrati nella piana di Gioia Tauro, in poco più di un anno. In gran parte braccianti, tutti insediati a San Ferdinando.

“Speravo di non dovere più dare notizia di decessi e speravo che non accadessero altre tragedie come questa”, commenta il sindaco di San Ferdinando Andrea Tripodi. Le cause dell’incendio tuttavia ancora non sono chiare: sono in corso le indagini degli investigatori e dei vigili del fuoco per accertare come siano andate davvero le cose. “La cosa certa – fa notare Tripodi – è che è accaduto quello che non doveva accadere”.

 

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