Lombardia, ora anche la Lega nella bufera

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Il leader leghista si dice fiducioso nei suoi uomini e nella magistratura. Dal Pd Mirabelli attacca: “Salvini non può fare finta di niente anche questa volta”

Da due settimana la regione Lombardia è sotto la lente d’ingrandimento della magistratura. Due diverse inchieste in questi giorni hanno interessato politici lombardi. La prima che ha portato all’arresto di 43  persone e che ha visto coinvolti personalità di spicco del centrodestra lombardo come il consigliere comunale di Milano Pietro Tatarella, candidato di Forza Italia alle Europee, e il sottosegretario azzurro della Regione Lombardia Fabio Altitonante. Nell’inchiesta è finita anche l’eurodeputata (ricandidata) di Forza Italia Lara Comi che avrebbe ricevuto un finanziamento illecito, lo scorso gennaio, da 31mila euro dall’industriale bresciano e presidente della Confindustria Lombarda, Marco Bonometti, anche lui indagato per la stessa vicenda. Indagato anche il presidente della regione, il leghista Fontana, per abuso di potere.

Nell’inchiesta odierna, invece, è stato arrestato il sindaco di Legnano, il leghista Gianbattista Fratus. Come lui ai domiciliari è finita l’assessora alle opere pubbliche Chiara Lazzarin. Mentre è in carcere l’assessore al bilancio e vicesindaco Maurizio Cozzi.

Dalle indagini e dalle intercettazioni è emerso come l’allora candidato sindaco leghista nel corso della campagna elettorale per le amministrative del 2017 avesse stretto un accordo in cambio di voti al ballottaggio con il candidato di una lista civica, di cui non è stato divulgato il nome, che aveva perso al primo turno. “In virtù dell’appoggio al secondo turno – ha spiegato in conferenza stampa il pm Nadia Calcaterra – Fratus avrebbe promesso a lui o altra persona un incarico in una municipalizzata”. Secondo quanto accertato dall’inchiesta, Fratus avrebbe mantenuto la promessa. Alla fine dello scorso anno avrebbe costretto alle dimissioni una consigliera dalla Aemme Linea Ambiente s.r.l. e al suo posto avrebbe nominato la figlia del candidato sindaco escluso al primo turno.

Naturalmente queste inchieste hanno suscitato reazioni opposte. Il vicepremier Di Maio si dice “preoccupato per i casi emersi in questi giorni di arresti e indagati”, mentre dall’altra parte Salvini, dopo giorni di silenzio, si dice “fiducioso nei miei uomini e nella magistratura. Spero –aggiunge -che tutte queste indagini che si stanno aprendo si chiudano in fretta per distinguere colpevoli e innocenti”.

Ma è proprio il leader leghista ad essere sotto pressione. I casi che coinvolgono uomini della Lega si moltiplicano Fratus è un fedelissimo di Salvini e uomo forte della Lega nella provincia di Varese. A chiamare in causa il ministro dell’Interno è il Pd con il vicepresidente del gruppo Pd del Senato, Franco Mirabelli: “Quella di Legnano è l’ennesima vicenda che dimostra come il centrodestra in Lombardia insista con pratiche spregiudicate e spesso illecite. Questo episodio chiarisce che gli scontri interni al centrodestra in quel comune lombardo, che avevano portato la maggioranza dei consiglieri municipali a dimettersi, non erano legati all’interesse della città, ma a mere questioni di potere. Va bene avere fiducia nei propri uomini e nella magistratura, ma Salvini non può fare finta di niente anche questa volta, dopo averci spiegato ancora ieri che non servono regole e controlli, ma basta il buon senso per evitare la corruzione. In realtà – prosegue Mirabelli  – continuare a ripetere, come fa il ministro dell’Interno, che le norme messe a garanzia della legalità sono un problema che blocca l’economia e non una necessità crea un clima culturale che sdogana comportamenti illeciti. E dopo aver pontificato sulla moralità degli altri partiti, ora Salvini cominci a fare i conti con la realtà del centrodestra lombardo che ha creato, come evidenziano le inchieste di queste settimane, dalla Regione ai comuni un sistema permeabile al malaffare”.

In giornata c’è stato un botta e risposta sul caso tra M5s e Pd. I grillini in una nota accusavano Nicola Zingaretti di non commentare la vicenda perché con la coscienza sporca. Pronta la risposta del Pd che controbatte: “Il Movimento 5 Stelle accusa il Pd e Zingaretti per un arresto di un sindaco della Lega. È in evidente l’imbarazzo e la buttano in ‘caciara’. Ricordiamo che è Di Maio che con la Lega ci governa ed è alleato. E gli vorremmo anche ricordare, malgrado siano da pochi anni al governo degli enti locali, il lungo elenco di amministratori M5S indagati e sui quali i grillini e Di Maio hanno chiuso gli occhi o addirittura cambiato le regole. Pensino al lavoro che non c’è e al disastro che stanno combinando insieme con Salvini con il quale stanno affossando il sistema Paese e stanno mettendo a rischio i risparmi degli italiani”.

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