Il caporalato uccide ancora. Martina a Foggia: “La legge funziona, non smantelliamola”

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Oltre che sull’incidente, la Procura indaga anche sulle condizioni lavorative dei braccianti morti ieri vicino Lesina

Dopo il tragico incidente di ieri avvenuto a Foggia, sulla statale 16, nei pressi di Lesina, dove hanno perso la vita 12 braccianti agricoli, tutti stranieri, il segretario del Pd Maurizio Martina si è recato nella città pugliese. Una tragedia, quella avvenuta ieri, che ha riaperto la questione del caporalato. La Procura di Foggia, infatti, non sta indagando solo sull’incidente, ma anche sulle condizioni lavorative dei braccianti e capire se c’era sfruttamento.

Per questo motivo da Foggia il segretario dem ha avanzato la sua proposta al governo per “combattere senza esitazione questa piaga” attraverso “un patto di lavoro che superi le divisioni politiche e unisca le forze” contro il caporalato.

Le norme ci sono già, “vanno applicate tutte – ha detto Martina – Noi abbiamo un deficit su questo versante che va colmato e giustamente le organizzazioni sindacali penso insistano su questi punti: trasporti e alloggi. Sono due questioni essenziali per fare un salto di qualità. In questi ultimi tre anni abbiamo fatto dei passi in avanti – ha detto Martina – La legge a contrasto del caporalato ha consentito un aumento dei controlli significativo ma non basta. Bisogna aumentare questa attività preventiva. Se il governo è in grado di potenziare questa azione e aumenterà le forze in campo noi lo sosterremo senza se e senza ma”.

Tra sabato e lunedì il bilancio è di 16 braccianti agricoli morti, mentre altri sette sono rimasti feriti, in due diversi incidenti stradali nel foggiano. Proprio contro la piaga del caporalato sindacati e associazioni sfileranno domani a Foggia. “Basta a ogni forma di sfruttamento, di sotto salario. È il momento di abbandonare la pratica del caporalato che oramai rende i lavoratori succubi di una ‘normalità’ non più accettabile” fanno sapere i sindacati in una nota. “Quanto accaduto è la conseguenza estrema e drammatica di una condizione che accomuna tutti i lavoratori in agricoltura della Capitanata: – denunciano i rappresentanti dei braccianti – sfruttamento, illegalità, sotto salario, assenza di sicurezza, condizioni di lavoro e di trasporto estreme, con diverse modalità, gravi o meno gravi, a secondo della debolezza dei lavoratori – italiani o stranieri – sono una realtà sempre più presente nei nostri territori, nell’indifferenza e acquiescenza generale. Per questo è il momento di dire basta a ogni forma di sfruttamento, di sotto salario. È il momento di abbandonare la pratica del caporalato che oramai rendono i lavoratori succubi di una ‘normalità’ non più accettabile”.

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