Independence Day, il racconto dei miei American Days #IVLP

Focus

Un viaggio attraverso l’America delle istituzioni di Washington passando per il Texas, l’Arkansas e, infine, la California, terra di straordinaria innovazione

Appena rientrato dagli Stati Uniti, oggi in festa per l’Independence Day, ove ho partecipato all’International Visitor Leadership Program (IVLP) nato per “promuovere una migliore comprensione degli Stati Uniti in altri paesi e aumentare la comprensione reciproca tra il popolo degli Stati Uniti e il popolo di altri Paesi”.

L’intuizione del Dipartimento di Stato americano è da anni, mediante la partecipazione all’IVLP, quella di offrire a leader internazionali attuali ed emergenti l’opportunità di sperimentare la ricchezza e la diversità della vita politica, economica, sociale e culturale “a stelle e strisce” attraverso scambi progettati nel dettaglio che riflettono gli interessi politici dei partecipanti e gli obiettivi di diplomazia del governo degli Stati Uniti. Una diplomazia “from people to people” capace di costruire una rete di contatti e un dialogo schietto e senza filtri nei rapporti transatlantici. In passato vi hanno partecipato tra gli altri Tony Blair, Nicolas Sarkozy, Romano Prodi e molti altri. Un viaggio attraverso l’America delle istituzioni di Washington passando per il Texas, l’Arkansas e, infine, la California, terra di straordinaria innovazione.

Washington, DC – oltre al confronto con policy-maker e analisti tra Congresso, Pentagono, Dipartimento di Stato e autorevoli think-tank, mi resterà per sempre impresso il ricordo dello storico incontro tra Trump e Kim Jong-un. Assistere a quella stretta di mano con i colleghi IVLP degli altri paesi europei, diplomatici da tutto il mondo e americani: un incrocio di generi e generazioni, nazioni e continenti, insieme in una notte per testimoniare un passo avanti nelle relazioni tra i due paesi e per la stabilità geopolitica della regione pacifica. Restano, al netto di tutto, i dubbi e le incognite di un percorso di denuclearizzazione ancora tutto da definire ma sicuramente un passo avanti c’è stato. Ancora più forti restano invece i dubbi e le contraddizioni sulle politiche commerciali e dei dazi immaginate sinora dall’Amministrazione Trump: sì alla società aperta, costruiamo ponti non muri.

Austin, Texas – in occasione del World Refugee Day un incontro davvero interessante e attuale con la direttrice e gli attivisti di American Gateways, un’organizzazione che (come altre realtà virtuose quali ad esempio ‘Raices’) promuove la difesa della dignità e dei diritti umani in favore di migranti, rifugiati e sopravvissuti a torture, a conflitti e al terrore dei cartelli della droga dal Centro e dal Sud America. Nei giorni infuocati delle polemiche sulla politica della tolleranza zero statunitense in cui echeggiava su ogni media l’audio dei bimbi separati dai genitori, abbiamo conosciuto oltre alla forte e fiera opposizione democratica, uno scetticismo tra i cittadini, gli attivisti ma anche tra i senatori e i governatori repubblicani.

Little Rock, Arkansas – qui è iniziata la fortunata esperienza politica di Bill Clinton, un leader globale per tutti i democratici e riformisti. Clinton è stato governatore per oltre 10 anni realizzando politiche di sviluppo e integrazione: oltre al passaggio d’obbligo alla Clinton Presidential Library, una visita ricca di significati (viste le polemiche sull’integrazione di questi giorni) alla Little Rock Central High School da dove nel 1957 è partita la lotta contro la segregazione razziale di novi eroici studenti afroamericani.

I progressisti stanno incontrando difficoltà tanto in Europa quanto negli Usa – proprio l’Arkansas è passato negli ultimi anni da roccaforte dem a feudo di Trump – e la sfida globale richiede di affrontare le speculazioni sulla paura del progresso con ricette credibili, capaci di promuovere prosperità e impatti positivi su: lavoratori, ceto medio e fasce più deboli.

Il prossimo 6 novembre, in occasione delle mid-term elections, il Congresso potrebbe mutare la propria composizione con un passaggio dalla guida a trazione repubblicana a favore di una maggioranza democratica. Proviamo a ripartire da qui, con esempi di coraggio e rinnovata leadership come la giovane rampante dem newyorkese Alexandria Ocasio-Cortez, nella riscossa progressista transatlantica.

San Francisco, California – completato il “coast to coast”, con l’arrivo all’ultima tappa del viaggio. Nella San Francisco Bay Area, tra Stanford, Monterey e la Silicon Valley: terra dove ogni giorno si costruisce e si immagina il futuro. Credo fortemente nei valori della società aperta e nella relazione transatlantica che a livello economico è la prima al mondo con scambi commerciali Usa-Ue pari a 1000 miliardi di dollari oltre a un indotto di 13 milioni di posti di lavoro (molti di essi nel settore high-tech).

La conclusione di questo viaggio, mi ha portato a credere ancor di più che il futuro non deve fare paura. Grazie al progresso tecnologico è possibile trovare soluzioni e risposte nuove a bisogni e domande risalenti – dai trasporti all’agroalimentare, dal turismo al commercio, dalla sanità alla genomica. Rifugiarsi nel passato o nella conservazione non è una soluzione credibile: non si può fermare il vento con le mani. Il compito di chi si professa progressista è di capire a fondo i processi dell’innovazione, spiegarli e renderli conoscibili in tutti gli aspetti, favorire le opportunità di crescita e di sviluppo, ridurre i rischi e gli spill-over negativi per la comunità attraverso un’azione regolatoria e riformatrice. Queste le sfide per i democratici di oggi e di domani. In Italia, in Europa e in America. Buon Independence Day!

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