L’industria si ferma, il governo anche

Focus

Nessuna leva reale per lo sviluppo è stata attivata. La politica industriale sembra una materia del tutto oscura per questo Governo

La seconda manifattura d’Europa sta male. La nostra industria ha la pressione bassa e il fiato corto. I dati sulla produzione industriale in aprile sono inequivocabili. In quel mese i dati registrati dall’Istat ci parlano, in primo luogo, di un calo dello 0,7% rispetto a marzo e dell’1,5% su base annua. Attenzione: è il secondo arretramento consecutivo. In soldoni, l’indice della produzione va sotto la quota 105 e scivola al valore più basso dalla fine del 2018.

L’Istat rileva che, essendo caduto di giovedì il giorno festivo del 25 aprile, con eventuale ponte al venerdì, questo possa aver determinato una penalizzazione della produzione non rilevabile statisticamente.

A reggere parzialmente botta sono i beni di consumo non durevoli e, tra i settori manifatturieri, chimica, farmaceutica, gomma-plastica ed energia.

Tutti gli altri settori subiscono, nei primi quattro mesi dell’anno, perdite pesanti. Alcuni esempi: -8,2% per il tessile-abbigliamento; -6,2% per macchinari e attrezzature; -6,1% per i mezzi di trasporto. L’auto, sempre nel primo quadrimestre, lascia sul campo il 14,7%. E, sullo stesso mese dell’anno precedente, un monumentale 17,1%.

È vero, l’auto è in crisi non solo in Italia ma, da noi, il dato si somma a un insieme di indicatori complessivamente negativi. Rilevante il calo nella produzione e nell’acquisto dei macchinari industriali corrispondente a quello degli investimenti produttivi. E qui viene il dato politico. Perché non ci si può consolare, purtroppo, con l’idea che la situazione critica dell’industria manifatturiera non riguarda la sola Italia. Anche altri grandi Paesi industriali come la Germania, che ci precede nella classifica delle manifatture europee, soffrono. Ma solo momentaneamente perché prevedono una progressiva ripresa. Ma da noi mancano due pilastri necessari per poter contare su una ripresa a venire, magari il prossimo anno: una politica economica e una politica industriale.

La maggioranza, in questo anno di governo ha progettato, sul piano economico, solo una cosa: una spesa di natura apparentemente sociale rappresentata dai provvedimenti bandiera del Reddito di cittadinanza e della falsa Quota 100. Dico falsa (andrebbe chiamata finestra) perché riguarda una platea molto limitata di nati tra il 1956 e il ’59, a condizione che abbiano maturato una carriera di 38 anni continuativi di contributi che può essere avvenuta solo nella Pubblica Amministrazione o in grandi imprese. Composta, oltretutto, prevalentemente da uomini.

Quanto al Reddito di cittadinanza sta mostrando, sia sul piano del sostegno al reddito, sia nel totale non funzionamento del farraginoso avviamento al lavoro, limiti irrecuperabili. Tant’è che si discute già di che fare delle risorse non distribuite. Anche se membri del Governo hanno mostrato di ignorare che le risorse destinate a quei provvedimenti non potranno essere impegnate in altre misure fino alla prossima legge di Bilancio. Questi provvedimenti, in ogni caso non strutturali, cioè destinati ad interrompersi, perdono di significato al di fuori di un orizzonte propagandistico.

Quanto allo sviluppo, attività di governo primaria per un grande Paese industriale, siamo praticamente a zero. Un altro provvedimento-bandierina e dal nome altisonante – “sblocca-cantieri” – sul quale ieri è stata posta la fiducia alla Camera, sembra architettato espressamente per favorire il ritorno del massimo ribasso negli appalti, la crescita dei subappalti e del lavoro nero, l’incremento del dumping salariale e dei rischi per la salute e la sicurezza dei lavoratori.

Al Mise, intanto, giacciono ignorati 158 tavoli di crisi riguardanti altrettante aziende. Ultimi nomi in ordine di tempo: Whirlpool, Knorr, Mercatone Uno, Ilva.

Il punto è che nessuna leva reale per lo sviluppo è stata attivata. La politica industriale sembra una materia del tutto oscura per questo Governo. Negli anni tra il 2015 e il 2017 – dopo la crisi – la produzione industriale italiana ebbe una forte ripresa. Ma quella ripresa fu accompagnata da forme di politica industriale, da un Piano Energetico Nazionale, dai piani Industria 4.0 e Impresa 4.0. I tavoli di crisi esistevano anche durante i Governi di centro-sinistra. Ma erano seguiti e guidati.

Ora, l’universo della produzione industriale è, fatte salve le facili frasi a effetto recitate in favore di telecamera, ignorato da un Governo il cui massimo impulso creativo è la concezione dei minibot. Un’altra trovata per chi pensa di governare senza fare i conti, giorno e notte, con il tema essenziale dello sviluppo industriale.

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