La nuova bocciatura dell’Istat è sull’industria

Focus

Si tratta di una ulteriore conferma di una economia sempre più in una fase di stallo: il mercato del lavoro è paralizzato, la crescita del Pil (anzi la stagnazione) è attorno allo zero virgola. E sullo sfondo c’è una delicata trattativa con Bruxelles

L’industria è di nuovo al palo: il suo fatturato diminuisce dell’1% in termini congiunturali, registrando il primo calo dall’inizio dell’anno. E anche gli ordinativi risultano in flessione, prefigurando uno scenario futuro che non lascia ben sperare visto che su base mensile vanno giù del 2,4%, mentre trimestralmente dell’1,4%.

Chi guida i ribassi è ancora il settore automobilistico, in profonda crisi, che perde l’8,6% rispetto al 2018 dopo il -17,8% di marzo.

In generale si tratta dell’ulteriore conferma di una economia sempre più in fase di stallo: il mercato del lavoro è paralizzato, la crescita del Pil (anzi la stagnazione) è attorno allo zero virgola. Il debito pubblico continua a lievitare. E in tutto questo c’è da gestire la delicata partita con i piani alti di Bruxelles, dove si sta pensando a una manovra correttiva e a una pesante procedura d’infrazione.

Ed è del tutto evidente come il punto sia in primo luogo politico: quale strategia ha in mente l’Esecutivo per migliorare le condizioni della nostra industria? Quali soluzioni propone il leader della Lega Matteo Salvini, visto che ultimamente gioca a vestire i panni del ministro dell’Economia pretendendo flat tax e altre misure totalmente irrealizzabili?

Intanto su uno dei tavoli dell’altro leader di maggioranza Luigi Di Maio – il tavolo dello Sviluppo economico – ci sono quasi 160 vertenze che attendono di essere discusse; e ci si chiede come e quando possa occuparsene l’esponente grillino visto che la guida del Mise è soltanto uno dei tanti ruoli che si è voluto ritagliare. È chiaro che in una fase così allarmante servirebbe una figura a tempo pieno in grado di adottare politiche industriali sostenibili.

Commentando i dati di oggi, il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, è stato abbastanza diretto quando in un convegno ha parlato di “definire gli effetti sull’economia reale dei provvedimenti economici”, chiedendo all’Esecutivo “una reazione della politica economica italiana”. E non è stata da meno la richiesta dei sindacati, soprattutto i metalmeccanici, che oggi sono scesi in piazza proprio per contestare le scelte del governo, scelte a loro giudizio poco attente ai lavoratori e all’industria italiana.

Insomma, assistiamo oggi all’ennesimo campanello d’allarme di una nuova ondata recessiva, che si spera non passi del tutto inosservato da chi ha il compito di decidere quali saranno le prossime mosse di politica industriale.

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