“Il governo blocca la Tav e dice sì ai cinesi”. Parla Raffaella Paita

Focus

Intervista alla capogruppo del Pd in commissione Trasporti: “Preoccupante un ingresso della Cina senza reciprocità e fuori dai principi Ue”

“È un rischio per il nostro Paese”. Raffaella Paita, capogruppo Pd in commissione Trasporti alla Camera, genovese, guarda con preoccupazione all’annuncio del governo italiano di voler aderire alla cosiddetta “Via della Seta”, l’accordo Belt and Road Initiative che prevede massicci investimenti cinesi in campo infrastrutturale.

Paita, l’accordo sarebbe un’apertura dei nostri porti ai cinesi senza se e senza ma?
La cosa più allarmante è che mentre l’Italia mette in discussione infrastrutture fondamentali come la Tav, con l’altra mano apre le porte agli investimenti cinesi proprio in tema di infrastrutture, peraltro senza alcuna evidenza pubblica. È molto preoccupante che la lettura di questi accordi venga fatta senza considerare questo dato di fatto, la lettura mitologica sui benefici che porterebbe la “via della Seta” va attentamente considerata. Mi spaventa questa approssimazione.

Dunque esiste il rischio che vi siano meno benefici di quelli annunciati?
Il presidente dell’Autorità portuale di Genova ha già annunciato la nascita di una società mista attraverso le nome in deroga varate per il ponte Morandi. Ho presentato un’interrogazione in cui chiedo quali siano le reali intenzioni del governo e se è stato immaginato un tema di evidenza pubblica, perché un ingresso non vincolato ad alcun parametro è sinceramente preoccupante.

Conte parla di una scelta che potrebbe avvicinare la Cina agli standard europei. Un’ipotesi realistica?
È chiaro che tutto deve avvenire all’interno dei principi regolatori individuati dall’Ue, altrimenti l’Italia sarebbe l’unico Paese europeo che apre a un accordo senza alcuna reciprocità, con un rischio concreto di un’egemonia.

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