La sinistra democratica e i movimenti

Focus

I ragionamenti di Ugo La Malfa e Pietro Ingrao. Il movimento ambientalista oggi

Ugo La Malfa, nel dicembre 1978, nel corso di una bella intervista con Alberto
Ronchey, notava come ciò che veniva definito capitalismo fosse in realtà la società
industriale, con i suoi problemi e le sue tensioni. La storia gli ha dato ragione, senza
dubbio.

Il degrado ambientale legato all’industrializzazione lo conferma: esso
caratterizzava il “primo”, il “secondo” e il “terzo” mondo, infrangendo barriere
ideologiche e distinzioni fra forme private o pubbliche di proprietà. Basti ricordare
l’allarme suscitato dall’esplosione della centrale nucleare di Chernobyl, nel 1986. Né
serve a molto evocare il “capitalismo di Stato”, a proposito dei regimi dell’est, per
spiegare tale fenomeno. Le società industriali e “post-industriali”, naturalmente,
conoscono diversi stadi. E, riguardo a questa o a quella scelta o a questo o quel
“modello di sviluppo”, vi possono essere più opzioni, pur con tutti i vincoli. Da noi,
ad esempio, si è perseguita una crescita “autocentrica”, fondata sul primato
dell’automobile.

Per contro, a volte nel Pci e altrove si guardava ai movimenti per l’ambiente, per le
donne o per la pace al fine di delineare una sorta di strategia neocomunista.
Scorgendo nella liberazione femminile, nella questione ecologica o nel disarmo la
nuova frontiera di un’azione volta a evidenziare e a combattere le contraddizioni del
dominio del capitale. Un approccio smentito dai fatti.

Da ciò che diceva o scriveva Pietro Ingrao, tuttavia, dalle sue argomentazioni,
emergeva una sensibilità spiccata per l’autonomia di quei movimenti, un’attenzione
costante alle istanze nuove di cui erano portatori, ai loro linguaggi, alla loro cultura.
Il suo era un atteggiamento – come dire? – delicato. Egli scorgeva in essi una
possibilità e una speranza, rispettandone la specificità. Anche per questo, forse, lo si
considerava un “acchiappanuvole” e il suo discorso appariva fumoso.

Ecco: oggi ovunque nel mondo una generazione di giovanissimi, a iniziare da Greta,
nella “socialdemocratica” Svezia, prova ad affermare le ragioni del pianeta, della
nostra stessa sopravvivenza, ridestando la speranza in un futuro diverso. Non si
tratta di sentirsi “apocalittici”: i fatti dicono che se non si invertono in fretta le
tendenze attuali, ci attende la catastrofe.

Già oggi, e da decenni, gli equilibri naturali sono gravemente compromessi. E le ragioni dell’ambiente non vanno concepite necessariamente in contrasto con quelle della modernità, anzi. Modernità intesa come libera circolazione di idee e di persone, affermazione di diritti e, con essi, di doveri, società aperta.

Insomma: a distanza di tanto tempo, gli argomenti di La Malfa non paiono del tutto
contrapposti a quelli di Ingrao. E non si tratta di mettere il cappello sul movimento dei ragazzi green: siamo al cospetto, piuttosto, di forze e di idee che meritano attenzione e dalle quali apprendere.

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