Iniziamo a scardinare l’ideologia populista

Focus

I partiti progressisti “tradizionali”, a partire dal PD, hanno in questo scenario l’ultima occasione per dimostrare di avere ancora un senso

Che  viviamo in una società sempre più atomizzata, sempre più disarticolata, sempre più “liquida”. Che le ideologie del Novecento le abbiamo ormai lasciate alle nostre spalle. Che la globalizzazione ci ha resi tutti più connessi e liberi, ma anche più soli e “perduti” nella complessità del mondo.

Tutto questo già lo sappiamo.

Ciò che viene poco investigato, invece, è la domanda politica determinata nei cittadini da tale scenario. Una richiesta che non necessariamente si risolve nella chiusura entro i propri confini – nazionali, locali, mentali. C’è anzi, neanche troppo latente, una grande voglia di riconoscersi in un “noi” più grande, di ritrovarsi e di “purificarsi” dall’istintiva pulsione all’egoismo spesso associata a questi anni. Esiste ed è forte la voce di chi chiede una visione in cui immaginarsi, un orizzonte collettivo in grado di riattivare – prima di tutto a livello emotivo – la partecipazione alla vita pubblica di larghissime fasce di cittadini.

Occorre quindi riempire il vuoto ideologico e di idee che caratterizza l’attuale offerta politica con proposte concrete, in grado di fare la differenza nella vita quotidiana – se non di ognuno – di molti di noi.

È così che possiamo scardinare la nuova ideologia populista del popolo contro le élite che si è affermata con tanto successo anche alle elezioni del 4 marzo 2018 in Italia: proponendo una nuova “ideologia leggera”, o quantomeno una narrazione coerente che racconti nel modo più dettagliato e immaginifico possibile in quale Italia e quale Europa vogliamo vivere nel 2025.

È solo così che, in ultima analisi, possiamo salvare la democrazia liberale dalle pulsioni anti-istituzionali proprie del populismo e amplificate dagli strumenti di comunicazione che utilizziamo ogni giorno.

Da qui la necessità, nell’immediato, di ripensare il ruolo dell’opposizione da parte del Partito Democratico.

Un lavoro che dovrà essere svolto non soltanto agitando numeri e statistiche, a partire dallo spauracchio dello spread. Un lavoro quotidiano da portare avanti oltre le iniziative parlamentari, senza limitarsi alla demonizzazione degli avversari ma portando avanti idee nuove, che abbiano al centro l’avanzamento dei diritti dell’individuo. Battendosi, ad esempio, per aggiungere un grande pilastro di libertà civili alle quattro libertà di circolazione su cui si fonda l’Unione europea. Battendosi, ancora, per estendere i diritti di cittadinanza a chi oggi non li ha, nel quadro di un’Europa più solidale e più giusta. Per un ambientalismo responsabile e non ideologico, per cui le opere si fanno e si fanno bene, se servono. Provando a ribaltare l’agenda dei populisti, a partire dal falso binomio immigrazione-sicurezza, declinando in modo positivo i nostri valori. Sempre con al centro l’individuo e la protezione della sua libertà.

I partiti progressisti “tradizionali”, a partire dal PD, hanno in questo scenario l’ultima occasione per dimostrare di avere ancora un senso, di essere ancora utili alla società ed ai cittadini che in buona parte li hanno abbandonati in questi anni. Se riusciranno a immaginare una visione coraggiosa del futuro; se metteranno in campo iniziative e “fatti” concreti, innovativi e coerenti con quella visione; se smetteranno di apparire sui media principalmente per le proprie faide interne, per le proprie machiavelliche dinamiche congressuali e per le – pur sacrosante – accuse agli schieramenti avversari… Se faranno tutto questo, sarà più facile girare la triste pagina che i populisti stanno scrivendo nel grande libro della storia politica italiana, europea e mondiale.

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