La propaganda contro i numeri

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Solo una rappresentazione illiberale e tendenzialmente totalitaria della politica, com’è quella che unisce Lega e Cinque Stelle, può giustificare la “fucilazione simbolica” del Presidente dell’Inps

Nel 1937 la popolazione dell’Unione sovietica fu sottoposta ad un minuzioso censimento. Stalin aveva previsto (e dichiarato) che i mirabolanti successi economici del regime avevano certamente portato ad una crescita del tasso di natalità, che attendeva solo di essere registrata e dichiarata al mondo. Le cose non andarono esattamente così.

L’armata di rilevatori spedita in lungo e largo nel paese certificò un ammanco di circa 17 milioni di sovietici, rispetto alle previsioni di Stalin. Ma il problema fu prontamente risolto: il censimento del 1937 fu cancellato (per essere ripetuto in forma più commestibile nel 1939) e i responsabili del relativo ufficio statistico furono fucilati per “sabotaggio”.

Non sappiamo cosa avrebbero detto o fatto Matteo Salvini o Luigi Di Maio in epoca totalitaria, anche se qualche indizio c’è. Sappiamo però che la violenta polemica che il loro governo ha scatenato contro i numeri tradisce lo stesso vizio che – in ogni epoca e latitudine – contrappone la propaganda di qualsiasi colore contro le istituzioni che hanno il compito di vigilare sui risultati della politica. Istituzioni che svolgono la propria funzione nell’interesse di tutti i cittadini, affinché gli attori non direttamente politici della vita nazionale (l’opinione pubblica, i corpi intermedi, gli investitori, etc.) possano contare su dati affidabili in base ai quali assumere le proprie decisioni e affinché qualunque maggioranza elettorale possa lasciare ai successori un quadro realistico su cui avviare la propria azione.

Non è dunque questione di “galateo istituzionale” o di buone maniere: le istituzioni che vigilano sui numeri sono parte fondamentale dello Stato democratico, che è tale solo se i governi nati dal voto popolare rispettano le loro valutazioni. Per questo solo una rappresentazione illiberale e tendenzialmente totalitaria della politica, com’è quella che unisce Lega e Cinque Stelle, può giustificare la “fucilazione simbolica” del Presidente dell’Inps o del Ragioniere Generale dello Stato.

Molto al di là delle persone di Tito Boeri o di Daniele Franco, l’attacco è un ulteriore salto di qualità nella torsione a cui i gialloverdi stanno sottoponendo la nostra democrazia. Ma è anche una pista per il Partito Democratico: perché questa e le altre forzature che certamente ci attendono (si pensi all’imminenza della Legge di Bilancio) sono altrettante occasioni per un’opposizione che sappia spiegare all’Italia che un’alternativa esiste: a tutela dell’interesse nazionale, del futuro dei cittadini e della realtà di numeri che non possono essere piegati alla protervia della propaganda.

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