È l’Europa il luogo per coniugare libertà di ricerca e libertà politica

Focus

L’innovazione tecnoscientifica conosce un’accelerazione senza precedenti. Ma questo non significa che non si possa orientare. Vi è una sorta di terza via fra proibire e reprimere, da un lato, e subire passivamente ogni cosa, dall’altro?

Il più elementare dei manuali di storia ricorda come fra le matrici ideali del movimento socialista italiano vi fosse il positivismo. Esso, infatti, contribuiva ad alimentare la fiducia nel progresso. Da anni, invece, constatiamo proprio il venir meno dell’idea di un miglioramento progressivo delle condizioni di vita. Non crediamo più nella prospettiva di un benessere crescente e sempre più diffuso.

Nel contempo, l’innovazione tecnoscientifica conosce un’accelerazione senza precedenti. Già oggi, senza accorgercene, viviamo in una sorta di simbiosi con i ritrovati del mondo digitale. E altre rivoluzioni sono in atto o si annunciano nella biologia e nel suo connubio con l’elettronica, nella fisica e nelle sue ricadute, fino a modificare la stessa nozione di specie umana. E in genere, dinanzi a tutto ciò, ci poniamo in maniera ambivalente: abbiamo sentore del mutamento e confidiamo nei benefici dei nuovi “mezzi”, eppure proviamo smarrimento e paura.

Non a caso Marco Cappato, esponente di Radicali italiani e dell’Associazione Luca Coscioni, sostiene con altri che dietro la paura nei confronti del diverso si cela quella per il futuro. Insomma: l’angoscia per il futuro e per le sue incognite come matrice della xenofobia, e non viceversa. Un’idea assai interessante, sulla quale dibattere, che meriterebbe una discussione pubblica appassionata e approfondita.

Un tempo si parlava di “innovazione socialmente guidata”, o magari di “un nuovo umanesimo socialista” da contrapporre a un possibile “medioevo tecnocratico”. E oggi? Considerare inarrestabile il progresso tecnoscientifico significa di per sé non poterlo orientare? Vi è una sorta di terza via fra proibire e reprimere, da un lato, e subire passivamente ogni cosa, dall’altro?

E qui si ripropone il tema dell’Europa, della dimensione europea: è quello lo spazio per provare a coniugare libertà di ricerca e libertà politica, scelta consapevole e possibilità per tutti di accedere alle informazioni, ai saperi e ai vantaggi legati alle nuove acquisizioni. Una sfida per tutti, in particolare per i democratici.

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