Il nuovo copyright europeo una vittoria della democrazia

Focus

Va a buon fine il negoziato tra il Parlamento europeo e il Consiglio Ue sulla direttiva europea sul copyright. Una bella pagina per la cultura europea

La conclusione positiva del lungo negoziato tra il Parlamento europeo e il Consiglio dei ministri sulla direttiva europea sul copyright nell’ambito del mercato unico digitale, con la positiva mediazione della presidenza rumena, è una splendida notizia .

Perché è una vittoria delle istituzioni europee e della democrazia sul tentativo inaudito dei giganti del web, attraverso massicce campagne intimidatorie, alimentate da fake news, di impedirne l’approvazione, prima e dopo l’importante voto a favore del Parlamento europeo il 12 settembre scorso. Campagne che hanno cercato di influenzare l’esito della discussione con il coinvolgimento di stuoli di avvocati e che in alcuni casi, come è successo con Google, si sono spinte fino a utilizzare sulle loro stesse piattaforme lo strumento delle inserzioni a pagamento per la diffusione di vere e proprie fake news, come quella che indicava l’accordo come un tentativo di limitare la libertà sul web.

Una vittoria delle istituzioni europee, dicevamo, perché la direttiva definisce finalmente che, quando i fornitori di servizi sulla rete non sono meri conduttori ma fanno una vera azione di comunicazione al pubblico, con particolare attenzione alle piattaforme dei giganti del web, hanno precise responsabilità e degli specifici doveri nei confronti dei detentori dei diritti d’autore, allorché ne sfruttino contenuti giornalistici , culturali e creativi.

Perché è finalmente prevista la giusta e proporzionata remunerazione per giornalisti e autori, a tutela – e non a danno – della qualità e della diversità culturale.
Perché esclude le piattaforme senza finalità commerciali ed amplia le eccezioni per consentire l’accesso libero ai contenuti degli utenti e delle istituzioni educative, culturali e di ricerca per ragioni di studio, ricerca, educazione.

Perché riconosce la dignità e il valore della produzione e del lavoro creativo e giornalistico, impedendo ai fornitori di servizi in Internet comportamenti parassitari e di sfruttamento di contenuti prodotti da altri senza riconoscerne il valore .
Perché promuove regole comuni nell’Unione europea, favorendo una cultura a favore dell’uso legale di contenuti in rete, tenendo però conto di importanti distinzioni per i contenuti prodotti sulla rete dagli utenti, quando questi non hanno finalità commerciali .
Perché prevede, nell’ambito dei contenuti culturali e creativi, una mitigazione delle regole per le piccole imprese che hanno meno di tre anni di vita e un fatturato e una audience inferiore a dei tetti specifici.

Sono felice di aver contribuito in questi anni, dopo l’approvazione della Direttiva sui servizi media e audiovisivi, alla costruzione di un ecosistema digitale che mette in equilibrio il diritto alla conoscenza con i diritti di chi investe nella produzione di contenuti intellettuali e di chi li ha creati .
Una bella pagina per la cultura europea.

Per questo risulta tanto più grave l’assenza del governo italiano dalla trattativa, che anzi ha remato contro ed è rimasto all’opposizione , con il ministro Bonisoli che è stato del tutto assente. E’ evidente che il governo gialloverde deve aver deciso di appaltare la materia ai grillini, di fatto abdicando ad un suo possibile ruolo nella partita, ma la scelta compiuta non ha pagato e anche in questo caso l’Italia è rimasta isolata, al contrario del ruolo positivo che hanno invece saputo svolgere i governi di centrosinistra.

Adesso manca solo l’ultimo atto, che sarà il voto finale del Parlamento europeo, e a quel punto la parola passerà ai singoli Stati, che avranno l’obbligo di recepire la direttiva entro due anni. L’auspicio è che questo tempo venga utilizzato per far vivere un dibattito nell’opinione pubblica, che faccia comprendere quanto la libertà di espressione oggi si giochi anche e soprattutto sulla Rete. Per questo sarebbe significativo che anche i tre candidati alla segreteria del Pd prendessero in carico la questione, introducendo anche nella campagna per le primarie il tema della direttiva sul copyright.

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