“Un campo largo per ripartire”, la proposta di Franceschini per le europee

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L’ex ministro dem lancia la proposta per sconfiggere i sovranisti e Salvini, “che è molto peggio di Berlusconi”

Alle elezioni europee bisogna andare con una lista che abbia “un nome nuovo” che rappresenti “il campo largo europeista e di opposizione a questo governo”. E il Pd? “Nel simbolo certo dobbiamo esserci anche noi”. Lo dice l’ex ministro dem Dario Franceschini in un’intervista a Repubblica dove parla del futuro del centrosinistra.
“Voglio le primarie e voglio il congresso. Non farlo sarebbe autolesionista, un suicidio collettivo. Non è possibile rinviarlo – spiega -. Sarebbe come dire: cari italiani, quello che ci avete comunicato con il vostro voto non lo abbiamo capito. Sono passati sette mesi ma non ci è ancora entrato in testa. Detto questo, tutti noi che abbiamo avuto responsabilità di partito e di governo nella scorsa legislatura è bene che in questo passaggio stiamo un passo indietro”. Per Franceschini “milioni di elettori che ci hanno abbandonato il 4 marzo hanno chiesto al Pd di voltare pagina. Vogliono un segnale di discontinuità. Zingaretti è il più adatto a interpretare questo bisogno. Ha sempre allargato il campo delle alleanze, ha vinto con coalizioni ampie anche quando il Pd ha perso, ha governato bene tenendo insieme tante voci. Dicono che sposta il baricento a sinistra? Lo dico io che vengo da una storia diversa: noi abbiamo l’assoluta necessità di unire la sinistra di governo come precondizione per poi recuperare tutto il resto”.

Il campo largo

Il campo largo “è il risveglio dell’opinione pubblica. La manifestazione antirazzista di Milano, la solidarietà a Mimmo Lucano, l’iniziativa della società civile al Campidoglio contro la disastrosa amministrazione di Roma – spiega Franceschini -. Sono segnali che non avevamo visto in questi primi mesi di governo. Eppure Salvini dimostra ogni giorno tutta la sua pericolosità. È molto peggio di Berlusconi. Non pratica solo politiche di destra. Ha venature di razzismo, incarna rigurgiti di fascismo, intacca valori condivisi che non pensavamo sarebbe mai stati messi in discussione. Con Berlusconi ci fu una reazione. Adesso sembrava sopita. Ma qualcosa sta cambiando”.
Per l’ex ministro dem “abbiamo il dovere di costruire l’alternativa e senza il Pd non si costruisce. Perciò dobbiamo allargarci, pensare a una lista per le europee con nome nuovo che accolga anche chi non vuole entrare nel Partito democratico. Il contrario di mettere il cappello. Non parlo di scioglimento o superamento del Pd, ma il congresso dovrebbe avere al centro questo dibattito. Lo immagino come un congresso rifondativo, che rimescola tutto: alleanze, valori, parole d’ordine, regole. Lasciamo stare la cretinata di una divisione tra chi vuole il dialogo con i 5stelle e chi non lo vuole. Sono tentativi mediocri. Il pericolo che abbiamo di fronte è così grande da non permettere divisioni”. Un comitato di liberazione? “Una lista europeista – afferma Franceschini -. Che ha un senso politico, innanzitutto, cioè dire agli italiani che abbiamo capito la lezione del 4 marzo. E un senso tecnico. La soglia di sbarramento alle elezioni europee è il 4 per cento. I nostri alleati alle politiche o altre forze di sinistra non hanno molte possibilità di superarla da soli”.

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