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I settant’anni di una democrazia difficile

A 70 anni dalla fondazione dello Stato di Israele, ognuno può trarre dalla ricorrenza di questo evento storico uno spunto di pensiero sulle vicende che da sempre tracciano i confini che dividono e ricompongono il Vicino Oriente. Israele è stato ed è la realizzazione quasi miracolosa della rinascita nazionale del popolo ebraico, come esito di un movimento politico principalmente laico, all’inizio, il sionismo, frutto di un’elaborazione, che a partire dalla seconda metà dell’800, sorge come risposta ad una frustrante e drammatica crescita dei fenomeni di antisemitismo nell’Europa occidentale e nell’Europa orientale e in Russia.

Certo, la spinta decisiva alla nascita e crescita dello Stato di Israele, fu data dall’abisso indicibile in cui l’ebraismo europeo era stato precipitato dalla soluzione finale nazista, certo i superstiti delle camere a gas di Birkenau o di Sobibor, uomini e donne temprati dalla resistenza allo sterminio programmato e quotidiano, furono i più tenaci costruttori di Israele; ma non di solo Shoah si nutrono le ragioni del diritto all’esistenza dello Stato di Israele ed il diritto alla difesa della sua esistenza.
Israele nasce come risposta alla millenaria discriminazione subita e come compimento alla propria definizione di popolo. Di casa direbbe David Grossman.

Israele nasce come risposta al dramma del proprio passato con una gravosa incognita costante sul proprio futuro. Israele nasce come continuità storica della presenza ebraica in quel territorio ma la sua nascita determina l’identificazione come corpo estraneo e nemico dal resto delle comunità arabe presenti. La storia della compresenza arabo-israeliana e dei conflitti arabo-palestino-israeliani in quel lembo di terra è lunga e tragica così come l’elenco dei lutti. Ma della tragedia non basta la descrizione. Serve individuare principi e percorsi che traducano la necessità umana di pace. Da tempo in quella terra si scontrano due diritti; quello del popolo israeliano e quello del popolo palestinese. Il loro comune diritto a vivere in un proprio stato nazionale democratico, pacificamente accanto l’uno all’altro.

Io non credo serva più raccontare la storia di questi 70 anni, i protagonisti di questa storia si raccontano storie diverse, ognuno spesso riconosce la verità solo dalla propria parte. La narrazione di una storia condivisa è lontana. Purtuttavia è sotto gli occhi di tutti un mutamento sostanziale del corso di questa storia dagli anni 90 del secolo scorso ad oggi.

Se prima appariva centrale il tema del compromesso territoriale con i palestinesi; pace in cambio di sicurezza, territori in cambio di sicurezza, emblema del compromesso che portò Rabin a stringere la mano al nemico giurato di un tempo Yasser Arafat, l’apparire nel campo di nuovi fattori di ha cambiato di molto i fattori. L’assassinio di Rabin, per mano di un killer dell’ estrema destra israeliana, ha dato la stura ad un progressivo fallimento di quell’accordo, e al successo della destra in Israele, così come il successo di Hamas nel campo palestinese, organizzazione che nel proprio Statuto vuole annientare lo Stato di Israele, ha di fatto annichilito la capacità politica del successore di Arafat, Abu Mazen.

Ma la modifica strutturale dell’assetto in Medio Oriente, è che da tempo prevalgono tra i palestinesi, in Heizbollah, in Iran e nel mondo islamico in genere, non solo istanze tout court di annientamento di Israele, senza più nessun collegamento con un conflitto di rivendicazione territoriale, ma prevale una mortale coincidenza tra ideologia di annientamento di Israele e i più classici fondamenti dell’antisemitismo.

Le scelte politiche del governo di Israele, tra cui la responsabilità per me grave della prosecuzione della politica degli insediamenti, così come le scelte politiche di Hamas, che mai ha scelto di investire nella rinascita civile di Gaza con i soldi della solidarietà internazionale ma solo in infrastrutture di morte o quelle di Abu Mazen, appaiono oggi un di cui, in un quadro più grande e terribile, che comprende in queste ore, Siria, Turchia, Iran, Russia, Usa, il futuro della guerra al fu Califfato islamico. Un quadro difficile e non univoco, nel quale la speranza di una pace giusta per ogni popolo pretende oggi, in questo anniversario, la certezza della difesa del diritto dello Stato di Israele alla propria esistenza contro ogni ideologia di annientamento i rigurgiti di antisemitismo.

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