Altro che dignità, la disoccupazione risale (e il futuro spaventa)

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Mentre alla Camera si discute il decreto dignità del governo gialloverde che punta ad aggredire i contratti a termine, sono proprio questi gli unici a crescere (+16 mila)

Per ora è solo un campanello d’allarme, ma se le cose non cambiano potrebbe trasformarsi in qualcosa di ben più grave. I dati diffusi dall’Istat su crescita (che rallenta) e disoccupazione (che aumenta) non possono certo essere imputati in maniera diretta ai provvedimenti adottati dal governo giallo-verde, ma di certo sono la rappresentazione di un clima di incertezza economica (investimenti in calo, mercati in subbuglio, mercato dal lavoro che rischia di collassare) che influiscono pesantemente.

A cominciare dal cosiddetto decreto dignità, criticato pesantemente dal Partito Democratico, che con l’obiettivo sbandierato di ridurre la precarietà, rischia di produrre solo disoccupazione. Il primo a dirlo (e ad ottenere il linciaggio mediatico di Lega e Cinque Stelle) fu il presidente dell’Inps Tito Boeri. Poi arrivarono gli imprenditori del Veneto e, in generale tutto il mondo dell’industria. Proprio in queste ore, il decreto è in discussione alla Camera e la Lega, incalzata dal suo elettorato, ha già chiesto a Di Maio di modificarlo radicalmente.

D’altronde i dati dell’Istat parlano chiaro: a giugno il tasso di disoccupazione torna a salire, attestandosi al 10,9%, in aumento di 0,2 punti su base mensile. La stima delle persone in cerca di occupazione a giugno registra un aumento del 2,1% (+60 mila). Il numero dei disoccupati risulta così pari a 2 milioni e 866 mila. Invece nei dodici mesi la disoccupazione, si sottolinea, “cala lievemente”, “mantenendosi sui livelli della fine del 2012”. Mentre il decreto dignità punta ad aggredire i contratti a termine, sono proprio questi gli unici a crescere (+16 mila), aggiornando di nuovo il loro record storico e raggiungendo i 3 milioni 105 mila.

In particolare il tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni) a giugno risale, risultando pari al 32,6%, in rialzo di 0,5 punti percentuali su maggio. L’Istituto di statistica sottolinea che il livello degli under25 in cerca di occupazione sia nettamente inferiore al massimo raggiunto nel marzo del 2014 (43,5%) ma ancora di 13 punti superiore rispetto al minimo toccato nel febbraio del 2007 (quando era 19,5%).

Infine, non giungono buone notizie neppure sul lato della crescita del Pil: nel secondo trimestre del 2018 la dinamica dell’economia italiana ha segnato un rallentamento, registrando un incremento inferiore a quello dei 6 trimestri precedenti. La graduale decelerazione emersa nel periodo recente si riflette in un ulteriore ridimensionamento del tasso di crescita tendenziale che scende all’1,1%.

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