Decreto dignità, il grande flop: gli occupati calano ancora

Focus

Come previsto diminuiscono i contratti a tempo indeterminato, gli unici a crescere sono i contratti a tempo determinato e i lavoratori indipendenti. Aumentano anche gli inattivi

È passato un mese e mezzo dalla parziale entrata in vigore del dl dignità e già gli effetti negativi cominciano a farsi vedere. A luglio, infatti, l’occupazione registra su base mensile una nuova battuta d’arresto, anche se meno rispetto a giugno. Il mese scorso gli occupati sono diminuiti di 28.000 unità (-0,1%) rispetto a giugno, quando si era già registrato un calo di 49 mila unità.

Secondo quanto rileva l’Istat la disoccupazione è in calo ma soprattutto perché si registra una flessione delle persone in cerca di occupazione. E se il tasso di occupazione resta stabile (58,7%) e cresce su base annua, diminuiscono però i lavoratori stabili di 44 mila unità. Gli unici a crescere sono i contratti a tempo determinato e i lavoratori autonomi (entrambi +8 mila).

A preoccupare è soprattutto un dato: l’aumento degli inattivi tra i 15 e i 64 anni (+89 mila) rispetto a giugno. Una crescita che coinvolge le donne (+73 mila) e gli uomini (+16 mila) e si distribuisce tra i 15-49enni. Il tasso di inattività sale al 34,3% (+0,3 punti percentuali).

Secondo la deputata dem Chiara Gribaudo, responsabile lavoro del Pd, quello che fotografa l’Istat con questi numeri è un “calo della fiducia nel mondo del lavoro a giugno e a luglio. Aumentano gli inattivi e calano gli occupati, mentre fino a maggio crescevano le trasformazioni da tempo determinato e calavano i licenziamenti sul lavoro stabile”.

Per Gribaudo “il trend positivo è finito schiacciato dalla campagna elettorale di questo governo e oggi il rischio di un ritorno generalizzato del segno meno su tutti gli indicatori occupazionali è reale”.

“A tre anni dagli incentivi del Jobs Act non c’è stata alcuna ondata di licenziamenti, come molti presagivano – ha aggiunto lòa deputata pd – Invece l’incertezza e le scelte punitive del decreto Di Maio hanno avuto effetto eccome: nello spaventare le aziende e togliere la speranza di un lavoro stabile a lavoratori e disoccupati, che tornano a ingrossare le file degli inattivi. L’unica misura sensata e utile sarebbe stata il taglio del cuneo fiscale sul lavoro stabile, ma il governo ha respinto la proposta del Pd e non troverà alcun modo di realizzarla in legge di bilancio, visti i crescenti interessi sul debito pubblico italiano e il caos su flat tax e reddito di cittadinanza. Anche l’Ocse – conclude – ha certificato il rallentamento dell’economia. E’ ora di finirla con la propaganda, Di Maio e il governo si rimangino la parola dignità e cambino registro il prima possibile, a partire dalla nota di aggiornamento al Def”.

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