Apparenti buone notizie sul fronte dell’occupazione

Focus

I dati Istat evidenziano come tra agosto 2013 e agosto 2018 l’occupazione complessiva sia aumentata di ben 1,2 milioni di unità

Buone notizie dal mercato del lavoro. Almeno apparentemente. Secondo l’Istat ad agosto la disoccupazione scende sotto la soglia del al 9,7%, tornando ai livelli di inizio 2012. È un dato degno di nota, visto che il tasso dei disoccupati è riuscito a forare per la prima volta dopo tanti anni la barriera psicologica della doppia cifra.

Ma il dato di oggi quanto può essere considerato opera dell’attuale esecutivo? Considerando i provvedimenti realizzati sul fronte del lavoro (poco e nulla), il calo della disoccupazione non può che prescindere da quanto messo in campo dai precedenti governi. Tanto che il capogruppo dem Andrea Marcucci ha parlato di “merito del Jobs act, che Di Maio ha definito assassinio politico”. “Siamo partiti nel 2014 con la disoccupazione al 13.2%, adesso siamo al 9.7%”, ha sottolineato invece su Facebook l’ex segretario Matteo Renzi.

Allargando infatti l’orizzonte temporale, i dati Istat evidenziano come tra agosto 2013 e agosto 2018 l’occupazione complessiva sia aumentata di ben 1,2 milioni di unità.

Se c’è invece un legame con il Decreto Di Maio – fa notare Confesercenti – è che la stretta del nuovo provvedimento pensato dal vicepremier grillino sta incoraggiando la corsa al rinnovo dei contratti a termine: ci si starebbe affrettando nel rinnovare quei contratti prima dell’arrivo del Dl dignità (che prevede un periodo di transizione fino al 31 ottobre per i contratti in essere). Indirettamente, quindi, il decreto Di Maio una spinta ad agosto sembra averla data davvero.

Tornando al dato di oggi c’è da sottolineare invece l’aumento disoccupazione dei più giovani, che ad agosto è cresciuta tra i 15-24enni di +0,2 punti percentuali, attestandosi al 31%.

Andando a leggere più a fondo i numeri, va sottolineato infine un altro aspetto: ad agosto tornano a crescere gli inattivi. E qui verrebbe da chiedersi, ancora una volta, quali siano le cause dell’aumento di coloro che hanno smesso di cercare lavoro. Perché gli inattivi aumentano soprattutto nel Sud? Quello che si può forse dire, al di là dei tanti ragionamenti possibili, sono due semplici spiegazioni: o quei ragazzi sono in attesa del tanto bramato reddito di cittadinanza (che si trasformerebbe così in puro assistenzialismo); o stanno perdendo completamente le aspettative, eventualità ancora più drastica per un governo che vorrebbe rilanciare le speranze di un Paese.

Oltretutto questa seconda ipotesi – la perdita di fiducia – non fa altro che evidenziare la rappresentazione di un clima di sempre maggiore incertezza, sia politica sia economica (investimenti in calo, mercati in subbuglio, calo dei consumi). Tutti elementi che chiaramente influiscono sulle scelte dei cittadini e, soprattutto, modificano in negativo le loro aspettative. Scoraggiando quindi la ricerca di un impiego.

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