Quelle parole incaute dei vertici Inps e Istat

Focus

Siamo sicuri che un giorno le dichiarazioni di Blangiardo e Tridico non si trasformino in vere e proprie forzature sui numeri?

Mentre il campanello d’allarme per il futuro dell’economia del nostro Paese assume le pericolose sembianze di una “sirena anti-aerea”, il commento di Gian Claudio Blangiardo – presidente dell’Istat vicino alla Lega – va in netta controtendenza e vede segnali di riscossa del nostro sistema produttivo. Usa parole dall’aspetto forse anacronistico, soprattutto se si considerano i numeri che il suo stesso Istituto ha diffuso circa 24 ore fa: ovvero previsioni nelle quali le prospettive di crescita italiane sono state drasticamente tagliate.

E soprattutto sembrano stonare se si accostano ai numeri diffusi oggi dall’Osservatorio mensile dell’Inps, che ha parlato di un forte aumento delle ore di cassa integrazione: +16% sul mese precedente e +30% su base annua.

Ma Blangiardo, l’uomo scelto dai gialloverdi e dagli ideali filo-leghisti, schiva tutte le analisi svolte dagli autorevoli istituti internazionali e parla di ripresa italiana, riallacciandosi forse al boom economico tanto sbandierato qualche mese fa dal vicepremier grillino.

Ci si avventura così in letture forzate, che per il momento appaiono piuttosto sconfessioni politiche (comunque gravi) nei confronti di quei numeri, oggettivi e inequivocabili, che invece parlano palesemente, e in maniera costante, di decrescita.

Ma attenzione. Siamo sicuri che un giorno quelle dichiarazioni non possano trasformarsi in vere e proprie forzature sui numeri, con conseguenti manovre delle analisi economiche? Non sarà certo il caso di un ente così autorevole come l’Istat, pieno di fior fiori di dirigenti e dipendenti rispettabilissimi, beninteso.

Si tratta in ogni caso di una domanda legittima – seppur provocatoria – che non vuole mettere in alcun modo in discussione l’autonomia dell’ente.

Una provocazione alla quale aggiungiamo, però, un altro elemento, ovvero il fatto che fino alle europee non si potrà più parlare di recessione. Per quale motivo? A causa del dato diffuso recentemente dall’Istat: un dato provvisorio sulla crescita (+0,2%) che ha fatto uscire momentaneamente l’Italia dalla recessione tecnica in cui eravamo piombati solo qualche mese fa. Siamo davvero sicuri che si tratti di una coincidenza e che l’Istat, quando il 31 maggio dovrà trasformare quel dato da provvisorio in definitivo, non ribasserà la stima? Staremo a vedere.

Ma non siamo certo gli unici a notare un eccessivo ottimismo (definiamolo così) da parte dell’Istituto di statistica e dell’ente previdenziale. Si veda ad esempio l’attacco del presidente del Consiglio di vigilanza dell’Inps, Guglielmo Loy, che in un’intervista rilasciata oggi a Repubblica attacca duramente il comportamento di Pasquale Tridico (il nuovo presidente dell’istituto pensionistico), accusandolo di rispondere a “logiche politiche”. Politicizza l’Istituto, è il succo del suo commento: “L’Inps non può essere un termometro della fibrillazione elettorale”, fa notare, sottolineando come l’ente non debba entrare nel merito dei provvedimenti che il governo propone e che il Parlamento approva.

Certo, una cosa appare evidente da tutto questo: quelle istituzioni, da oggi, non potranno più essere definite “sabotatrici inaffidabili” come accadeva un tempo, visto che è proprio lì che la maggioranza gialloverde ha piazzato le sue pedine.

Dunque sarà bene, in futuro, che i vertici di istituzioni di garanzia osservino il massimo della prudenza nelle loro valutazioni.

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