La disfatta di Di Maio: meno occupati, più inattivi

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I numeri non hanno colore né bandiera e si fanno beffe di slogan e promesse. Per fotografare quel che sta accadendo in Italia, bastano i numeri dei dati Istat, quelli del terzo trimestre 2018, governo gialloverde insediato coi pieni poteri: gli occupati segnano meno 52.000 unità, i contratti a tempo indeterminato diminuiscono rispetto allo scorso […]

I numeri non hanno colore né bandiera e si fanno beffe di slogan e promesse. Per fotografare quel che sta accadendo in Italia, bastano i numeri dei dati Istat, quelli del terzo trimestre 2018, governo gialloverde insediato coi pieni poteri: gli occupati segnano meno 52.000 unità, i contratti a tempo indeterminato diminuiscono rispetto allo scorso anno (governo Gentiloni) di 220.000 unità, la disoccupazione è stagnante al 58,7% e l’andamento economico in Italia è più debole di quello degli altri paesi dell’area Euro. Insomma, come ha denunciato la deputata dem Chiara Gribaudo, vice capogruppo del Pd alla Camera, per il ministro del Lavoro Di Maio è “una disfatta”.

CHIARA GRIBAUDO 

Il suo decreto – spiega Gribaudo – non ha reso dignità a nessuno, ma è riuscito a togliere ai lavoratori la speranza nel futuro. Il dato peggiore è l’aumento degli inattivi, persone che fino a ieri si mettevano in gioco e che di fronte alle regole assurde introdotte dal governo si sono rassegnate, e forse ora sono sul divano ad aspettare il reddito di cittadinanza. O peggio: stanno lavorando in nero”.

Quello degli ‘inattivi’ rappresenta un altro dato preoccupante: secondo l’Istat con il governo Lega-5 Stelle, dopo dieci trimestri di calo, gli inattivi sono in aumento (+79.000 in un anno, +0,6%) e la crescita è maggiore per le donne e i giovani ed è concentrata nel Centro e nel Mezzogiorno.
Come una ciliegina su una torta andata a male, aumenta anche il costo del lavoro: +2,2% rispetto allo stsso trimestre 2017.
Invece di usare un cacciavite per correggere i difetti dei contratti a termine – aggiunge Gribaudo – Di Maio ha dato una martellata e ha finito per schiacciare anche i percorsi di stabilizzazione dei lavoratori. Le causali scritte male del decreto dignità e i meccanismi penalizzanti per chi rinnova i contratti, anche in somministrazione, devono essere corretti al più presto. Altrimenti, con il rischio recessione del 2019 e l’entrata in vigore del regime forfettario a 65mila euro, gli italiani finiranno in una spirale di precarietà che farà rimpiangere persino i co.co.pro”.

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