Italia osservata speciale: rischia di spaccare l’Ue e rimanere isolata

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Le parole di Conte sulle sanzioni alla Russia non sono passate inosservate. Il governo gialloverde ha veramente intenzione di andare fino in fondo?

Si spingerà la nuova Italia a guida populista al punto a cui nessuno, finora, si era mai spinto? E’ l’interrogativo che in queste ore sta tenendo banco presso tutte la cancellerie europee e quella americana. Al centro dell’attenzione sono finite le parole pronunciate dal premier portavoce (di Salvini e Di Maio) Giuseppe Conte nel corso dei suoi primi discorsi a Palazzo Madama e Montecitorio, in cui ha prospettato un deciso cambio di prospettiva dell’Italia in materia di politica estera. Cambio di prospettiva che coinciderebbe con una richiesta finora mai arrivata in maniera così esplicita: togliere la sanzioni economiche alla Russia da parte dell’Unione Europea, in vigore dal 2014 dopo l’invasione dell’Ucraina e l’annessione unilaterale della Crimea.

Il quadro in cui si muoverà il governo gialloverde è abbastanza chiaro. Ciò che non è chiaro è se manterrà quanto detto. Le sanzioni, infatti, vengono rinnovate in maniera non automatica, ma (come chiesto e ottenuto dal governo Renzi) solo dopo una discussione generale, di sei mesi in sei mesi. Per la proroga delle sanzioni ci vuole l’unanimità, quindi anche il veto di un solo Paese può essere sufficiente per far saltare tutto. Veto che, fino ad oggi, non c’è mai stato, nonostante gli Stati legati a doppia mandata con il Cremlino (dalla Grecia a Cipro, dall’Ungheria alla Bulgaria) non siano poi così pochi.

La preoccupazione di Ue (e Stati Uniti, che chiedono compattezza) è che l’Italia del nuovo corso sovranista possa essere la prima. Non a caso, poco dopo il discorso di Conte, sono cominciate subito le pressioni. Il primo a parlare è stato il segretario generale della Nato Jans Stoltenberg, che ha esortato l’Italia a non giocare d’azzardo sul tavolo europeo: “Con la Russia – ha detto – il dialogo politico è aperto, ma le sanzioni economiche sono importanti”. Poco dopo ha parlato l’ambasciatrice americana presso l’Alleanza Atlantica, Kay Bailey Hutchinson: “L’Italia è uno dei nostri più preziosi alleati, ma se togliessimo le sanzioni a Mosca prima ancora che il Cremlino cambi il suo atteggiamento, non sarebbe certo un bel segnale”.

E’ con questo precario equilibrio che Conte si prepara al suo primo G7, che si svolgerà l’8 e il 9 giugno a Charlevoix, Canada. Di certo gli alleati chiederanno chiarimenti, anche perché le uscite del premier in Parlamento non erano state anticipate a nessuno, neppure ad Angela Merkel ed Emmanuel Macron, con cui lo stesso Conte aveva avuto due colloqui telefonici appena dopo il giuramento. Se i segnali che arrivano da Palazzo Chigi non fossero chiarificatori, allora la tensione, in vista del vertice Ue del 28 e 29 giugno (quello in cui verrà deciso il rinnovo delle sanzioni che scadono il 31 luglio), crescerebbe ancora.

Anche perché, questo è il timore generalizzato, l’Italia potrebbe portarsi dietro alcuni Paesi (quelli citati in precedenza, ma anche altri) che non hanno mai avuto il coraggio di schierarsi apertamente contro le decisioni dell’asse franco-tedesco. Il rischio, però, è che l’Unione si spacchi, dando di sé un’immagine di estrema (ulteriore) debolezza, soprattutto agli occhi di Washington e della stessa Mosca. Per l’Italia, infine, c’è l’incubo dell’isolamento diplomatico. A meno che, ed è quello che pensano (e sperano) in tanti, non si tratti di un grande bluff per ricavare nuove aperture in altri ambiti, dall’immigrazione all’economia. Quel che è certo è che il nuovo ministro degli Esteri, quello buono per tutte le stagioni, Enzo Moavero Milanesi, avrà un sacco di lavoro da fare.

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