Italia osservata speciale in Europa

Focus

L’assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa si dice “preoccupata” dall’aumento, da parte dei politici italiani, dei discorsi di incitamento all’odio, razzismo e xenofobia

Sir Roger Gale non è un comunista. E non è un francese. È un tipico tory inglese, eletto nel Kent, che nel corso degli anni ha avuto qualche uscita pubblica che immagino non dispiacerebbe a Salvini.

Nel corso del dibattito sul matrimonio omosessuale, qualche anno fa, in polemica con l’allora Primo Ministro conservatore David Cameron, sostenne che “il matrimonio è quello tra un uomo e una donna, è tipico delle dittature cercare di cambiare il significato delle parole”.

Ce ne occupiamo perché oggi Gale presiede il Comitato monitoraggio dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa ed è, per questo organismo, rapporteur della relazione periodica sullo stato della democrazia del nostro e di altri Paesi.

Una relazione routinaria, sia chiaro, nessun atto d’accusa.

Così come altri paesi membri il nostro Paese è stato sottoposto ad un sorta di radiografia periodica sullo stato di salute della vita democratica.

A questo giro, assieme agli osservati speciali ai quali sono state riservate forti censure, come la Turchia, toccava a noi e all’Islanda.

Il quadro che è emerso dalla bozza di risoluzione è quello di una democrazia solida, nella quale tuttavia accanto a piaghe endemiche, come la criminalità organizzata e la corruzione, emergono mali relativamente nuovi come l’utilizzo del linguaggio d’odio nel dibattito pubblico ad opera dei leader politici e, pur riconoscendo il ruolo svolto dal nostro paese nella gestione dei flussi migratori e l’esigenza di responsabilizzare la comunità internazionale in proposito, si segnalano pratiche che comportano la violazione di diritti umani nei confronti dei migranti e dei rifugiati, in particolare nei confronti dei minori.

Ogni riferimento agli episodi dei giorni scorsi e delle scorse settimane era voluto.

La delegazione italiana, unitariamente, ha cercato di limare, con emendamenti comuni, alcune asperità ed alcuni luoghi comuni presenti nel testo, soprattutto sui mali cronici italiani.

Non c’è da gioire nel vedere appannata l’immagine del proprio Paese in un contesto internazionale.

Il tentativo ha trovato però una sostanziale freddezza se non l’ostilità dei principali gruppi del Parlamento. Non solo dei socialisti, della sinistra radicale e dei liberali come era prevedibile, ma anche dei conservatori e dei popolari che pure ospitano nelle proprie fila i seguaci di Orban.

Naturalmente Salvini appena uscita la notizia si è affrettato a definire una “medaglia” il giudizio contenuto nella risoluzione votata dall’assemblea, definendo l’istituzione voluta da Winston Churchill come ”un carrozzone costoso ed inutile”.

Eppure l’assemblea in questione è vista da molti sovranisti come un possibile modello alternativo al parlamento dell’Unione; la sua composizione, fatta di delegazioni dei parlamenti nazionali non mina, pur offrendo un foro di cooperazione, la sovranità dei singoli Stati.

E soprattutto, l’organo che si è espresso non è composto da giudici “parrucconi” o da tecnocrazie autoriferite, ma da parlamentari in carica che alla ormai classica domanda “chi ti ha eletto?” potrebbero dare una risposta chiara.

Questo episodio che avuto poco risalto sulla stampa, dice in verità due cose.

La prima è che l’Italia inizia ad essere ormai vista nel contesto europeo come un “caso” sul terreno dei diritti umani.

La seconda è l’isolamento politico, che non riguarda soltanto i rapporto con gli Stati europei ma anche con con tutte le grandi famiglie politiche europee comprese le più prossime al

Sovranismo nostrano.

Chissà se tra un selfie e l’altro o durante i lunghi tragitti per Strasburgo qualcuno avrà il tempo e la voglia di riflettere su questo.

 

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