Italia, provincia populista

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L’incontro tra Donald Trump e “Giuseppi” Conte e il nuovo ruolo dell’Italia: contemporaneamente il nuovo giardino di casa degli americani e la dacia di Putin

C’è qualcosa di perverso nell’esultanza grillina, di cui si fa interprete niente meno che Luigi Di Maio, secondo il quale “l’Italia è finalmente tornata a contare nel mondo, dopo anni in cui eravamo finiti ai margini”. A far impazzire di gioia il vicepremier e tutta la banda pentastellata è stato l’incontro svoltosi alla Casa Bianca tra il presidente Donald Trump e il premier Giuseppe (o Giuseppi, come dice il tycoon americano) Conte. Intanto si potrebbe contestare il fatto che, se l’unità di misura dell’importanza dell’Italia nel mondo fosse il rapporto tra il presidente del Consiglio e il capo della Casa Bianca, anche Matteo Renzi e Paolo Gentiloni erano (e sono) grandi amici di Barack Obama. Però, siccome ai grillini non piacevano né Renzi, né Gentiloni, né Obama, allora l’Italia non contava niente nel mondo.

Ma a parte questo appunto, leggere l’incontro tra Trump e Conte come “un grande successo” è il solito interessante stratagemma propagandistico ma non ha nulla a che fare con la realtà. Quello andato in scena alla Casa Bianca è stato un vero momento di sottomissione politica e culturale, un giuramento di fedeltà incondizionata. Ora il presidente americano ha un nuovo giardino di casa, nel cuore dell’Europa e del Mediterraneo. Non poteva essere altrimenti, d’altronde. Conte (che altro non è se non i partiti che rappresenta, dato che prima delle elezioni non lo conosceva nessuno) e Trump condividono la stessa visione del mondo e della politica: chiusura, oscurantismo, paura del diverso, ricerca del nemico e tanta, tantissima propaganda.

E così il professore pugliese è stato convocato a Washington per fare un breve corso di formazione. Al di là dei complimenti rivolti al governo italiano in materia di immigrazione (“tutta Europa dovrebbe prendere esempio dall’Italia”) e della frase del giorno (“investite in Italia, nazione grandiosa con gente grandiosa”), Trump ha dettato la linea a Conte. Su tre punti in particolare. Il controverso Tap, il gasdotto che dal Mar Caspio arriverà sulle cose del Salento, si deve fare. E Conte recepisce al volo, parlando di “opera strategica”. A Di Maio e Di Battista, che sul rifiuto dell’opera hanno costruito parte del successo elettorale dei Cinque Stelle, devono essere fischiate le orecchie. Poi la presenza militare italiana in Afghanistan non deve essere messa in discussione. Infine il deficit commerciale tra Italia e Usa deve essere ridotto. Oggi le importazioni americane di prodotti del Bel Paese si aggirano intorno ai 50 miliardi di dollari, contro i 18 miliardi spesi per i beni che fanno il percorso inverso. Trump – come del resto ha fatto in maniera molto più feroce con la Germania e con l’Europa in genere – ha chiesto di lavorare per mettere una pezza a questo gap, a partire dall’acquisto di gas e dalla conferma dell’acquisto degli F-35, che costano dai 94 ai 116 milioni l’uno.

Conte accetta tutto di buon grado e porta i compiti a casa. Tanto basta a far esultare i potentati di casa nostra. Trump “adotta” un Paese strategico nel cuore del Mediterraneo ed è pronto a farlo diventare il suo nuovo campo da golf. Con buona pace di chi alza la voce contro le politiche anti-europee dell’amministrazione Usa, a partire da Angela Merkel ed Emmanuel Macron, ma anche la stessa Theresa May. Conte e il governo giallo-verde sono invece il cagnolino mansueto da utilizzare per portare avanti gli interessi di Trump che, in primo luogo, coincidono con l’indebolimento dell’Europa (ricordate la storia del “vero nemico”). E qui entra in gioco il secondo attore mondiale che ha lo stesso identico obiettivo del presidente Usa: Vladimir Putin, anch’egli pronto a far diventare l’Italia una sorta di “dacia” personale, in cambio del taglio delle sanzioni. Eccolo, dunque, il grande ruolo internazionale ritrovato: un Paese-gioppino in balia dei giganti che vogliono “ribaltare” il vecchio continente. Contento Di Maio, contenti tutti.

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