Pericolo deficit per l’Italia. E lo spread vola sopra i 280

Focus

E domani Fitch potrebbe rivedere il rating del Paese

L’Italia è a rischio, lo stiamo ripetendo da un po’; è di oggi l’editoriale di Luigi Marattin che descrive la situazione economica italiana. Una situazione decisamente poco incoraggiante con gli investitori che fuggono all’estero, il calo della fiducia dei consumatori e il rallentamento della crescita del Pil.

E ora lo spread, dopo aver riaperto stabilmente a 271, riprende a salire e supera la soglia dei 280 punti base: succede nel giorno in cui il Tesoro si vede confermare all’asta di Btp la crescita dei rendimenti che è necessario offrire perché si trovino sottoscrittori del debito italiano. Milano registra un calo dell’indice Ftse Mib dello 0,8% dopo aver brevemente toccato un ribasso anche dell’1%. In Piazza Affari – sulla quale pesa il ritorno di evidenti tensioni sui titoli di Stato italiani che sono ampiamente i peggiori al momento sul mercato telematico dei bond, con il Btp decennale che registra un aumento dei rendimenti di otto punti base – Astaldi cede il 7% con le indiscrezioni su possibili ritardi nella cessione del terzo ponte sul Bosforo, mentre Tenaris perde il 3,8% sull’esposizione verso l’Argentina, Bper il 3%, Mps il 2,5% e Banca Generali il 2,3%. Sempre male Tim, che segna un calo superiore ai due punti percentuali ritoccando i minimi recenti a quota 0,57 euro.

E domani Fitch potrebbe rivedere il rating dell’Italia. Non si hanno informazioni ufficiali, ma da quello che emerge dalle prime indiscrezioni non c’è da essere ottimisti. Secondo quanto si legge su Repubblica – che ha anticipato alcuni passaggi del rapporto sulla Credit Worthiness dell’Italia dell’agenzia di rating Fitch – la poca fiducia è data dalle “divergenze fra Lega e M5S” che “renderanno sempre più difficili le scelte economiche del governo. La tentazione di lanciare iniziative costose senza copertura porterà il deficit al limite di rottura. Le banche, in un clima di incertezza, hanno rallentato il ritmo di smaltimento dei crediti in sofferenza”. Inoltre, “la contrapposizione sempre più dura fra Roma e Bruxelles con la tensione che crea, paralizza l’intera architettura europea, dall’unione bancaria fino alla politica comune per i migranti”.

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