Josefa, smentita la bufala dello smalto. E dal Viminale ancora nessun chiarimento sul naufragio

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Una nuova bufala travolge Josefa, la donna tratta in salvo dal Ong Open Arms il 17 luglio scorso. Ma mentre i leoni da tastiera si scatenano, il Viminale non chiarisce la vicenda

Ci si indigna più per lo smalto che per le lacrime. Sembra incredibile, ma il cinismo riesce anche in questo: stravolgere il buonsenso e aizzare gli istinti più beceri. Come quelli che si sono scatenati di fronte ad un’immagine del tutto innocua.

Protagonista è Josefa, la naufraga camerunense salvata dalla Ong Open Arms. Il suo sguardo perso nel vuoto mentre veniva tratta in salvo ha fatto il giro del mondo. Ma quello scatto non è stato l’unico. In una delle tante altre foto scattate dopo i soccorsi, si vede le sue unghie colorate con dello smalto. Basta quella nota di colore, apparentemente fuori posto, per scatenare i complottisti. Un’utente su Twitter commenta così: “Scappa dalla guerra, ma si è pitturata le unghie. Inoltre le mani non hanno l’aspetto spugnoso, tipico di quelle mani che restano in acqua per ore. Scusate, ma io non ci credo al 100%”.

https://twitter.com/EddaMurgo/status/1020679077504733184

Il tweet viene condiviso centinaia di volte e scatena una lunga conversazione tra l’autrice, altri complottisti e numerosi utenti che, invece, contestano l’assurdità dell’osservazione. @EddaMurgo, così si chiama lo user che tra i primi ha rilanciato la fake news, risponde stizzata a chi gli fa notare che quello che scrive o è una balla o, altrettanto sensatamente, non è affatto rilevante di fronte al dramma di cui Josefa è stata testimone.

A fare definitiva chiarezza sull’episodio è stata Annalisa Camilli, giornalista di Internazionale a bordo della nave e che su Twitter ha risposto all’utente indignata: “Josefa – spiega – ha le unghie laccate perché nei quattro giorni di navigazione per raggiungere la Spagna le volontarie di Open Arms le hanno messo lo smalto per distrarla e farla parlare. Non aveva smalto quando è stata soccorsa. Serve dirlo?”. E poi, come prosegue Camilli, in un altro tweet in cui mostra una foto scattata subito dopo il soccorso in cui non appare lo smalto: “Anche se ce lo avesse avuto per me non cambia niente. Saluti”.

Il 17 luglio scorso fonti del Viminale riportate dall’Ansa avevano bollato come una “fake news” la versione diffusa dalla Ong Proactiva Open Arms, secondo la quale vi sarebbe stata un’omissione di soccorso da parte dei libici che ha provocato la morte di una donna e di un bambino abbandonati tra i resti di un gommone. Le stesse fonti avevano sottolineato che che “nelle prossime ore” sarebbe stata resa pubblica “la versione di osservatori terzi che smentiscono la notizia secondo cui i libici non avrebbero fornito assistenza”. Ma questa versione incontrovertibile non è mai arrivata. Nemmeno quella fornita dal racconto di Nadja Kriewald, l’inviata tedesca per RTL che si trovava a bordo della motovedetta della Guardia Costiera Libica, è stata sufficiente per fare luce sull’accaduto e per smentire la versione di Open Arms. Ma intanto un’altra fake news era stata messa in circolo.

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