La battaglia finale degli euroscettici: rottamare Schengen (e la libera circolazione)

Focus

Senza una risposta forte e unitaria del fronte democratico, senza un cambio di passo, questa volta, l’Europa rischia veramente di dissolversi

L’assist è la cattura e l’uccisione, vicino a Milano, di Anis Amri, il terrorista-killer del mercatino di Natale di Berlino. A coglierlo al balzo è l’internazionale populista ed euroscettica, pronta alla battaglia finale che, se realmente perseguita, non potrà che portare alla dissoluzione dell’Unione Europea per come l’abbiamo conosciuta fino ad oggi.

Chiudere le frontiere e seppellire Schengen e la libera circolazione per sempre. E’ il grido ai quattro angoli d’Europa dagli alfieri dell’anti-europeismo militante: da Marine Le Pen a Geert Wilders sino a Matteo Salvini e Beppe Grillo. Un fronte che sembra sempre più compatto, in decisa opposizione a quello che invece è (se così la possiamo chiamare) l’alleanza democratica che vede in Angela Merkel, in questo momento, il punto di riferimento fondamentale. “Il nostro stato di diritto, i nostri valori – ha ripetuto la Cancelliera in conferenza stampa – sono ciò che noi contrapponiamo all’odio fondamentalista. Questo è il momento di stare uniti”.

La dinamica dell’ultimo, drammatico, evento terroristico dà, però, fiato alle trombe dei populisti, pronti a cavalcare le rinnovate (e in parte giustificate) paure dei cittadini europei. Il fatto che l’uomo più ricercato d’Europa abbia attraversato indisturbato in treno Germania e Francia prima di arrivare in Italia è una circostanza molto difficile da spiegare.

“Il mito della libera circolazione totale in Europa va definitivamente seppellito”, in quanto “ne va della nostra sicurezza”, ha attaccato senza mezzi termini la leader del Front National Marine Le Pen, ritenendo la fuga di Amri “sintomatica della catastrofe totale” che rappresenta lo spazio Schengen. La candidata alle presidenziali francesi si è impegnata formalmente a “restituire alla Francia il pieno controllo della propria sovranità e delle proprie frontiere” se salirà al potere a maggio, e quindi a “porre fine agli accordi di Schengen”. Anche in Olanda soffia sul fuoco il leader del partito islamofobo Pvv Geert Wilders, che sfida il premier Mark Rutte, all’avvicinarsi delle elezioni di marzo: “Chiudere le nostre frontiere è una cattiva idea?”, gli chiede ironicamente.

Anche per l’ex leader dell’Ukip che ha sostenuto la Brexit, il britannico Nigel Farage il cui Paese non fa parte di Schengen, quest’ultimo “va abolito eliminando la possibilità di muoversi senza controlli ai confini in 26 Paesi Ue”. Anche in Italia il messaggio di Lega e M5S (e parte di Forza Italia) è sulla stessa lunghezza d’onda. Matteo Salvini chiede di “ridiscutere Schengen, la libera circolazione” e di “ripristinare i controlli alle frontiere interne” perché “siamo in periodo di guerra”. Stesso appello anche da Beppe Grillo: “Adesso è il momento di agire e proteggerci”, ora “Schengen deve essere rivisto”.

Una situazione politicamente incandescente che rischia di condizionare pesantemente i prossimi appuntamenti elettorali proprio in Francia, in Olanda, in Germania e anche in Italia. Una battaglia che però deve essere combattuta su più fronti. La stessa Bruxelles, appena due giorni fa, ha proposto nuove misure per un nuovo sistema d’allerta anti-terroristi che sfrutti proprio la banca dati di Schengen, il Sis. E’ chiaro che senza una risposta forte e unitaria del fronte democratico, senza un cambio di passo, questa volta, l’Europa rischia veramente di dissolversi.

 

 

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