La spoon river di questa brutta estate

Focus

Una assurda lista di lutti, in un’Italia sempre alle prese con una gravie crisi politica, morale e economica

I morti, innanzi tutto. Morti a luglio, poi, nel mese più bello. Una spoon river davvero assurda di eventi luttuosi, in questo periodo di mezza estate. Personaggi famosi, alcuni carissimi anche se non li si è conosciuti, che se ne sono andati. Andrea Camilleri, soprattutto (ne abbiamo scritto qui) un genio su cui si è detto e scritto tanto, ovunque, con la certezza che l’oblio, pur in questo tempo frettoloso, non scenderà mai su di lui e sulla sua opera. Un grande che entra nell’Olimpo della letteratura, come ha scritto qui Dario Franceschini.

È scomparso Luciano De Crescenzo, l’intellettuale napoletano così noto per i libri di divulgazione filosofica e le antiche presenze televisive. Un bel personaggio, erede della grande cultura napoletana dei De Filippo e dei La Capria, dei Rosi e dei Marotta, la Napoli politica dei Napolitano e dei De Martino (ne abbiamo scritto qui).

E ancora, la grande filosofa ungherese Agnes Heller, fondamentale voce del marxismo critico, attento alla dimensione individuale e alle teorie della liberazione dai bisogni e dall’alienazione capitalistica che tanto affascinarono i movimenti giovanili degli anni Settanta. Quanto manca, una riflessione così alta e militante insieme, alla sinistra contemporanea! (Qui un bel pezzo di Huffington Post)

E ancora Matteo Torre, sceneggiatore, commediografo e regista, mente acuta e sensibilità profonda, se ne è andato a soli 47 anni. Lascia tante belle cose, libri, film, spettacoli teatrali, serie televisive, programmi. Ricordiamo soprattutto La linea verticale, strepitosa messa in scena della malattia, del dolore, della voglia di farcela, in un Paese come questo. (Qui Il Fatto ha pubblicato l’incipit del libro).

E la lista si allunga anche oggi, con la notizia della morte di Ilaria Occhini, bravissima e bellissima attrice soprattutto di teatro. Una lunga carriera, una presenza costante nella vita culturale (era la moglie  di La Capria), noi la vedemmo da ultimo nell’allestimento ronconiano di Pasticciaccio di Gadda. E poche settimane fa ci aveva lasciato un’altra grandissima del teatro, Valentina Cortese (ne scrivemmo qui).

Poi ieri se n’è andato Francesco Saverio Borrelli, il capo del pool di Mani pulite che negli anni Novanta attaccò il cancro del malaffare che si era strutturalmente insediato nel sistema politico con un’azione incisiva e determinata pur con i limiti, gli errori e le contraddizioni forse inevitabili in un’opera così gigantesca. Borrelli, uomo di grande cultura e stile, con le sue inchieste portò di fatto alla distruzione della Prima repubblica e dei suoi partiti di governo, oltre a colpire, con i suoi sostituti Di Pietro, Colombo, Davigo, con una durezza anche discutibile corrotti, corruttori, tangentisti e farabutti di vario ordine e grado. Ci furono, nella vicenda del pool, anche tragedie umane che non vanno dimenticate, da Gardini a Cagliari a Moroni. Il suo “resistere resistere resistere” nell’era del berlusconismo imperante resterà nella memoria collettiva del Paese.

Oggi che si ritorna a parlare di mazzette – presunte – che si sarebbero costruite a due passi dalla Piazza Rossa, comprendiamo che il legame perverso politica-soldi non si è spezzato. Parliamo di questo quando parliamo in queste ore di politica. (E chissà chi avrà il coraggio di riaprire una discussione sul finanziamento pubblico della politica, cioè della democrazia).

In questo periodo di mezza estate si riparla dunque di questione morale. E di sopravvivenza di un governo che, anche (ma non solo) per questo aspetto annaspa come una bestia ferita. Attorno alla sua carcassa, che pure respira ancora, si incrociano gli appetiti di Salvini,  Di Maio, Conte, tutti contro tutti. Il governo non cade – sembra – e si riparla di rimpasto: che nemesi per il governo del cambiamento!

Nelle convulsioni dei partiti di governo brillano – in negativo – gli aspetti di vero e proprio squadrismo, via social soprattutto, contro il principale partito di opposizione. Siamo oltre i livelli per quanto già parossistici della polemica. Di Maio ha sciacalleggiato sul dramma di Bibbiano per infangare il Pd (qui il pezzo di Andrea Romano); poi l’ondata di infami volgarità anche alimentate dal ministro dell’Interno e da fogliacci come Libero e La Verità contro Maria Elena Boschi, “colpevole” di aver attaccato Salvini auspicando la presentazione di una mozione di sfiducia: una proposta che per ora almeno non va avanti (e probabilmente alla fine il Parlamento non voterà alcunché sul caso Salvini).

È il caso di dire che la misura è colma. I dirigenti del Pd vengono (inutilmente) intimiditi; un ministro sospettato di avere le mani in pasta in un losco affare con una potenza straniera si rifiuta di risponderne; non si capisce più chi governa, per fare cosa e fino a quando; si utilizzano i tg Rai per nascondere i problemi; il Parlamento è fermo; l’economia ristagna.

Si rievoca la Luna, 50 anni fa. Una formidabile stagione, per chi c’era. Ad agosto ci sarebbe stata Woodstock, e dopo l’autunno caldo, gli operai, gli studenti. Invece quella di oggi, qui, nel Belpaese, non è una bella estate, no.

 

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